Nella prima fase della pandemia, in provincia di Avellino, hanno cambiato proprietario circa 600 aziende, l'1,6 % del totale delle imprese attive (38mila al 31 dicembre 2019). Insieme a Napoli (2%) e Caserta (1,7%) quella irpina è la provincia dove più imprenditori ed esercenti, messi al tappeto dal lockdown, hanno deciso di vendere.
Il dato, estremamente preoccupante, emerge da un'inchiesta del quotidiano La Repubblica. I numeri elaborati dal Cerved offrono la prima fotografia dell'affetto Covid sul tessuto economico. Avellino viene inserita tra le dieci povince italiane dove si sono registrati più numerosi cambi di proprietà.
In soli sei mesi due imprese su cento hanno cambiato “padrone”. Il record è in Campania, ma anche Lazio e Sicilia mostrano una fotografia con molte ombre. Perchè la domanda è: chi acquista in un periodo di profonda crisi? Chi ha la capacità economica di rilevare imprese in difficoltà? Il pensiero corre subito alla camorra, pronta a sfruttare l'emergenza per mettere le mani su patrimoni puliti. L'aumento delle cessioni rappesenta un incremento anomalo, e se l'incremento riguarda una provincia tutto sommato “tranquilla” come quella di Avellino, deve scattare immediato il campanello d'allarme.
Del resto sono mesi che la magistratura mette in guardia sul rischio altissimo delle infiltrazioni dell criminalità organizzata nell'economia a seguito della crisi di liquidità. E anche il nuovo premier Mario Draghi lo ha voluto sottolineare nel suo discorso all camere. Di più. Draghi ha espressamente chiesto di rendere più incisive le verifiche sui cambi societari, specie per esercizi commerciali e il settore turistico alberghiero.
Per quanto riguarda la provincia di Avellino i comparti nel mirino sono quelli dell'edilizia e delle sale scommesse. Ma anche il settore della ristorazione. Quante di queste oltre 600 cessioni d'azienda sono sospette non è dato saperlo. Ma l'allerta è alta. Il problema più grande, per chi indaga, sono le ampie sacche di sommerso, una criminalità economica pervasiva collegata a forme sistemiche di corruzione. Le organizzazioni criminali dispongono di fondi di investimento, cercano di rilevare anche grandi assetti industriali usando i Npl (non performing loans), i crediti deteriorati delle banche in pratica. Sono quei prestiti la cui riscossione è considerata a rischio sotto diversi profili. Si tratta in genere di esposizioni degli istituti di credito verso soggetti che, per un peggioramento della propria situazione economica e finanziaria, non sono in grado di far fronte alle proprie obbligazioni e quindi di ripagare nei tempi o negli importi previsti le rate del proprio debito. La compravendita di Npl è uno strumento di investimento e riciclaggio. Le mafie si inseriscono nel recupero crediti ricorrendo a prestanome e società di copertura. E il gioco è fatto.
Per il procuratore di Avellino, Domenico Airoma, appena giunto in Irpinia dal Tribunale di Napoli Nord, c'è sicuramente molto lavoro da fare. Ne è consapevole il nuovo capo degli inquirenti di Piazzale De Marsico, che solo una settimana fa, nel giorno el suo insediamento aveva dichiarato:
"Ad Avellino tanta brava gente, ma anche una criminalità che vive e che va contrastata con la collaborazione della comunità”. Quella criminalità che vive, e prospera, anche sulle disgrazie di centinaia di imprenditori schiacciati dal Covid.