Iniziamo da una novità extraprocessuale che riguarda il procuratore aggiunto Giovanni Conzo, destinato nei prossimi mesi a lasciare Benevento, dove si era insediato alla fine di luglio del 2015. La quinta commissione del Csm lo ha infatti indicato ieri, all'unanimità, come procuratore aggiunto di Roma: una scelta che ora dovrà passare al vaglio del plenum del Consiglio superiore della magistratura.
Cinquantatrè anni, originario di Napoli, la città nella quale aveva prevalentemente operato, Conzo era arrivato nel capoluogo sannita dalla Direzione distrettuale antimafia, di cui era stato un sostituto, firmando numerose inchieste contro la criminalità organizzata che avevano portato alla disarticolazione di intere famiglie camorristiche del clan dei Casalesi.
Consulente della Commissione parlamentare antimafia, il dottore Conzo, che ha anche curato alcuni volumi dedicati alle economie criminali ed alle loro dinamiche, era stato scelto all'epoca tra i tredici concorrenti al ruolo di procuratore aggiunto a Benevento, dove, fino al marzo del 2017, quando il ruolo è stato assunto dal procuratore Aldo Policastro, ha diretto, come reggente, l'ufficio inquirente.
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Il dottore Conzo rappresenta la pubblica accusa nel processo a carico di Nicola Fallarino (avvocati Vincenzo Sguera e Domenico Dello Iacono), 37 anni, di Benevento, accusato del delitto di Cosimo Nizza, 48 anni, di Benevento, che, costretto sulla sedia a a rotelle, il 27 aprile del 2009 era stato ucciso a colpi di pistola sotto la sua abitazione,in via Bonazzi, da due uomini, entrambi col volto coperto da un casco integrale, in sella ad uno scooterone.
Questa mattina una nuova udienza, occupata dalla deposizione dell'ex moglie dell'imputato e dall'esame di quest'ultimo. Rispondendo alle domande, Fallarino si è detto innocente al di là di ogni dubbio. Perchè, questo il suo ragionamento riassunto dai legali, se davvero avesse confidato a due diversi collaboratori di giustizia, detenuti come lui in due distinti carceri, di aver ucciso Nizza, sarebbe da rinchiudere. Insomma, loro non dicono la verità, e l'addebito a suo carico è infondato.
Nuovo appuntamento in aula il 26 marzo, quando sarà ascoltato un compagno di cella di un altro detenuto – doveva collegarsi in videoconferenza oggi, ma non è stato possibile perchè è in isolamento da Covid - che sostiene di avergli raccontato di aver sentito i due collaboratori mettersi d'accorso sulle dichiarazioni da fare contro Fallarino, e di aver ricevuto la proposta di fare altrettanto.
A seguire, secondo le previsioni, la requisitoria del Pm, le arringhe della difesa e, poi, la sentenza della Corte di Assise su una indagine della Squadra mobile, per la quale, su richiesta del sostituto procuratore Flavia Felaco, Nicola Fallarino era stato arrestato il 5 marzo del 2019. Lui era già detenuto per droga dal luglio del 2018, dopo essere stato coinvolto in un'inchiesta della Dda costellata da una serie di intercettazioni, alcune delle quali avevano consentito alla Squadra mobile di riannodare i fili di una storia fino a quel momento senza sbocchi.
Uno sforzo corroborato, poi, dalle parole di un colaboratore, che aveva precisato di aver incrociato nel 2017 Nicola Fallarino, mentre entrambi erano rinchiusi nel carcere di Viterbo, che gli avrebbe detto, per accreditarsi ai suoi occhi, di aver stroncato l'esistenza di Nizza.
Alcuni familiari del 48enne, parti offese, sono rappresentati dall'avvocato Antonio Leone.