Avellino

Amedeo Gabrieli, manager dell'Acs indagato nell'inchiesta sul business dei parcheggi, in una intervista rilasciata a Ottopagine, accusa il comune per la proroga concessa alle due società che gestiscono il servizio. Il Comune si tira fuori: ogni tipo di rapporto con le cooperative fa capo solo ed esclusivamente all'Acs.

Il giorno dopo il blitz dei carabinieri c'è il solito imbarazzante rimpallo di responsabilità. Ma questa volta non si tratta di polemiche politiche. La questioni è nelle mani degli inquirenti del palazzo di giustizia di Avellino. Saranno i magistrati titolari dell'inchiesta (Patscot e Taddeo) a dirimere l'intricato nodo e individuare le responsabilità.

Per Gabrieli si tratta di “una caccia alle streghe”. Per altri si è finalmente scoperchiato un vulnus che metteva a rischio il rispetto della legalità in questa città.

Tutto inizia con l'amministrazione Galasso, con gli affidamenti delle aree di parcheggio alle cooperative sociali. Era il 2009. L'intento – sulla carta – positivo: consentire l'inserimento nel mondo del lavoro a persone svantaggiate. Poi - secondo gli inquirenti – tutto è diventato un business. E neppure, nelle ipotesi, perfettamente legale.

In pratica: perchè non ci sono state gare d'appalto? Come e chi ha deciso di continuare in regime di prorogatio con le stesse due cooperative?

Le ipotesi di reato sono gravi: abuso in atti d'ufficio, corruzione (solo per alcuni indagati) e peculato (per l'utilizzo personale di mezzi che erano invece stati assegnati all'Acs, televisori e biciclette, sembra).

La questione parcheggi potrebbe essere sola la punta dell'iceberg di un sistema più esteso. Di un rapporto non proprio corretto tra alcuni amministratori e certi ambienti della città. Una situazione più  volte sollevata (anche da esponenti politici: Gengaro per questo motivo venne fermato e minacciato), e che evidentemente ha interessato gli inquirenti della procura. Quello sui parcheggi non è l'unico filone d'indagini.

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