Non so chi debba arrabbiarsi davvero per primo: se le pesciarole, gli ortolani, le vacche, le scrofe o le lavandaie. Lavori e animali rispettabili, evocati nei confronti degli avversari, dal centro alla periferia, e non solo nell'ultimo periodo, con implicazioni denigratorie ed offensive.
Fossi uno di loro, e non è escluso che lo sia o che qualcuno lo pensi, ci resterei molto male. E non per essere stato adoperato come clava da brandire in un'azione di dileggio e delegittimante, ma per l'accostamento ad un mondo, quello della politica o di certi ambienti che guardano con schifo alla gente comune, che fa molto poco per volare alto.
Ecco perchè, ne avessi la possibilità, inviterei gli utilizzatori di questo tipo di linguaggio a farsi un giro in barca o ad affiancare dietro ad una bancarella coloro che procacciano e vendono i prodotti ittici, oppure a spezzarsi la schiena per raccogliere a frutta e a verdura che approda sulle nostre tavole, o a lavare i panni. E' una menata retorica? Boh, probabilmente sì, ma francamente è diventato insostenibile ed inaccettabile il continuo ricorso alle attività più umili e faticose, ma non per questo meritevoli di insulti, per bollare e marchiare a fuoco chi non la pensa come noi, dall'alto di una presunta superiorità.
Vero è che anche i rappresentati politici, e non solo loro, sono da decenni additati all'opinione pubblica come il male assoluto e la personificazione di molteplici reati previsti dal Codice penale, e che esistono coloro che soffiano sul fuoco di situazioni per nulla semplici, ma tutto ciò non autorizza, di fronte ad un fenomeno di imbarbarimento complessivo del dibattito pubblico – non quello sui social, da ditta di spurghi -, a proseguire lungo la stessa linea. Una soluzione potrebbe essere una inversione radicale della rotta fin qui seguita.
Ad esempio, a quanti si muovono nell'agone politico, o pontificano dagli scranni accademici, potrebbe essere consigliato, quando sentono l'insopprimibile necessità di scagliarsi contro gli altri, che ai loro occhi appaiono come un ostacolo da abbattere, di far riferimento a loro stessi o ai loro compagni di cordata, indicandoli come modello negativo da non imitare.
Qualcosa del tipo: sei come Tizio che non fa niente dalla mattina alla sera, o come Caio che non ha mai letto un libro in vita sua, eppure è in cattedra. Così facendo, eviterebbero di chiamare in causa chi lavora e quei poveri animali che non hanno alcuna colpa. E' fattibile? No? E allora che vadano tutti al diavolo. Anzi, mi correggo: non vorrei che il diavolo si incazzasse.
P.S. Come andiamo con la campagna di vaccinazione dopo il lavoro fatto dal vecchio governo, quello delle «magnifiche sorti e progressive»? Ah, dimenticavo: la colpa è del nuovo esecutivo, perchè la colpa è sempre degli altri.