Benevento

In questo momento si possono dire tante cose. Il Benevento sta attraversando un periodo negativo, come dimostrato dalle ultime nove partite in cui non è riuscito mai a vincere. Un trend che ha peggiorato la classifica, con la zona retrocessione che si è avvicinata a causa anche dell'accelerata (prevedibile) del Cagliari. È chiaro che un po' di preoccupazione c'è, perché si nota una netta involuzione della squadra sotto tutti i punti di vista. In soldoni, una sconfitta non porta punti, ma ci sono delle sfumature che permettono, nonostante il risultato negativo, di capire tante cose. Un conto è tornare, ad esempio, da Reggio Emilia a mani vuote, ma dominando in lungo e in largo la partita, un altro discorso è rappresentato da una debacle in cui la squadra si è dimostrata inesistente, non permettendo di trovare appigli resistenti alla speranza. 

Il nocciolo della questione sta tutto qui. Alla luce degli ultimi avvenimenti, è chiaro che la trasferta di sabato con lo Spezia sia diventata di vitale importanza per la stagione del Benevento. Schiattarella ha ragione quando dice che hanno già affrontato quasi tutte le big e il calendario prevede la disputa di molti scontri diretti, ma allo stesso tempo non si può rimandare sempre alla prossima una vittoria che sarebbe salutare soprattutto per il morale di una squadra che pare abbia perso la propria identità e le sicurezze mostrate fino a un mese fa. 

Non sarà l'ultima spiaggia, per carità. Dopo la sfida del Picco mancheranno altre tredici partite che potranno riscrivere tutto, ma servirà un qualcosa di diverso per far capire che quanto visto soprattutto con Napoli e Verona è stato frutto di un momento negativo che, ovviamente, può capitare a tutte le squadre. Sta di fatto che la Strega ha realizzato soltanto due reti nelle ultime sei partite, una sterilità offensiva evidente che dovrebbe invogliare a rivedere qualcosa. È vero che questo sistema ha fatto le fortune del Benevento, ma se gli ingranaggi non girano più nel verso giusto potrebbe essere utile pensare a un'alternativa. 

Sta di fatto che questo non è il momento di distruggere quanto creato in questi anni. Ci sono tante critiche: alcune giuste, altre un po' meno. Anche il mugugnare sulla campagna acquisti (dopo averla osannata più volte) non porta a nulla di buono perché la rosa adesso non può essere cambiata. In una situazione così difficile occorre stringersi ancora di più attorno a questa squadra che ha sempre dimostrato di tenere molto alla causa. La serie A è un patrimonio inestimabile per tutta la realtà sannita e bisognerà difenderla con le unghie e con i denti fino alla fine. Un compito non riservato soltanto ai calciatori o alla società, ma a tutti.