Ha ragione Mortaruolo: il Sannio in zona rossa, assieme a tutta la Campania, è un dato che merita la stessa etichetta che Fantozzi dava alla Corazzata Potemkin.
Su un numero di casi che quotidianamente, in Campania, oscilla tra i 2500 e i 2800 il Sannio ha una quota del 2-3 per cento dei nuovi casi: troppo pochi per richiudere nuovamente tutto e perdere quel minimo di normalità, tradotto nel poter accedere pur con mille attenzioni e limitazioni a un negozio, andare a salutare un amico o un parente, ma tant'è.
E non ha torto Mastella che in fin dei conti non condanna la zona rossa: i casi negli ospedali aumentano, il rischio che si torni a una situazione di saturazione dei posti letto in terapia intensiva e a un aumento dei contagi, innegabilmente, c'è, e dunque com'è corretto dire che forse è esagerato finire in zona rossa coi dati di Benevento lo è pure dire che in fin dei conti è meglio essere prudenti.
Ciò che è profondamente sbagliato è che siamo al 6 marzo del 2021: questo dannato virus funesta le nostre esistenze da un anno. La prima ordinanza restrittiva è esattamente di 12 mesi fa, e già allora il can can di dichiarazioni incrociate tra chi chiedeva lockdown e chi libertà era nel pieno. Un dibattito che ci può stare: non ci può stare che dopo un anno la situazione è identica, ospedali che vanno in saturazione, casi che aumentano, morti che aumentano, e il giro di vite sulla libertà personale come unica soluzione. Giusto o sbagliato che sia, non è questo il punto. Perché dopo un anno la situazione è identica? Perché da tre mesi solo da qualche giorno si è raggiunta una quota di vaccinati per giorno pressoché accettabile, e senza insulsi fiorellini? Perché alla terza ondata bisogna preoccuparsi del numero di letti in intensiva? Ecco: stanti le giuste ragioni di tutti, di fronte a queste domande è palese che qualcuno ha avuto, e probabilmente ha ancora inequivocabilmente torto.