Benevento

Tiziano Mucciante per Auteri si getterebbe anche nel fuoco. Si capisce da come ne parla e si comprende perché abbia voluto seguirlo in questa avventura nel Sannio. A 33 anni si può fare già un bilancio della propria carriera e se ci si accorge che proprio nel momento che dovrebbe essere discendente, la parabola ha un’impennata in alto, beh, è legittimo chiedersi perché. “Non ho il minimo rammarico per quello che poteva essere e non è stato. Ho sempre detto che nel calcio ognuno ha quello che si merita. Ho perso qualche treno in carriera, ho fatto scelte giuste e sbagliate, ma in fondo non mi lamento. Negli ultimi anni soprattutto sono stato apprezzato e questo è motivo di soddisfazione”. Una maturazione lenta, capita nel calcio: “A 18 anni ho esordito in serie B col Pescara. Ma quando si è troppo giovani non si fanno mai le cose giuste. Sono maturato in ritardo e per questo devo ringraziare mia moglie. E’ stata lei a cambiarmi, se sono dove sono ora lo devo a lei”. Una moglie e un trainer, così cambia la carriera di un calciatore. Arrivare a Benevento per Tiziano Mucciante è come aver passato un esame di maturità: “Benevento è una piazza importante, il top per questa categoria, non potevo dire di no. E poi ho seguito il mister. Con lui si fanno grandi cose”. Parla dello “special one” come di una specie di “guru” del pallone, l’unica parola che non condivide è il divertimento. “Bè, basta provare i metodi del mister. Lui è un martello, uno che non ti lascia mai respirare. Ad una certa età capisci che il calcio non è solo divertimento è anche una professione, seria e che richiede sacrifici. Col mister ho trovato la mia vera identità, il suo gioco valorizza le mie caratteristiche e quelle di tutta la squadra”. Ma quali sono le caratteristiche di Tiziano Mucciante? “Ho ricoperto ogni ruolo, tranne che quello di attaccante. Ho giocato a centrocampo, mi sono sempre adattato dovunque. Anche se nasco come centrale nella difesa a quattro. Ho fatto anche il terzino sinistro in una linea a quattro, poi l’anno scorso mi sono incastonato nella difesa a tre del mister e penso di aver trovato la mia vera identità”.

L’anno scorso una marea di cartellini gialli e il limite raggiunto a fine campionato per cui ad ogni ammonizione scattava un turno di squalifica. Allora Mucciante è un cattivo? “Non penso affatto di essere cattivo. Magari sono un po’ irruente, in qualche frangente non mi trattengo. Ma non sono giocatore da rosso diretto, piuttosto da qualche cartellino giallo di troppo. Ma vedrò di stare più attento”. D’altra parte si dice che le squadre che vincono i campionati non si aggiudichino mai la coppa disciplina: “Ah, buona questa. Bè in campo bisogna essere decisi”. Il rovescio della medaglia sono i sei gol realizzati: “I gol non sono il mio mestiere, ci sono gli attaccanti per questo. Però se posso dare un contributo alla squadra lo faccio volentieri, anche in attacco. Io sono un difensore e la mia vittoria è non far segnare gli avversari”.

Si aspetta un’avventura affascinante, che gli consenta di continuare questo trend in crescita negli ultimi anni di carriera: “Ho seguito il mister per questo. So che andremo a fare un campionato di vertice e spero di riuscire a dare questa grande gioia agli sportivi sanniti. A livello personale ho una voglia matta di rifarmi: il Como è risultato indigesto sia a me che al Benevento. Capita nel calcio che gli ultimi arrivati diventino vincenti. Ma ora penso solo a raccogliere il massimo in questa nuova avventura giallorossa”.

Franco Santo