“Manca ogni traccia di quel patto a carattere generale e continuativo che avrebbe dovuto produrre la stabilità del vincolo e l'indeterminatezza del programma criminale perché manca la prova di una volontà di commettere azioni illegali. Lo stretto legame creatosi tra dirigenti politici ed amministratori su vari problemi di gestione è indice di una commistione tra la politica e le attività di gestione in cui la prima non deve certamente entrare e, tuttavia, non presenta i connotati di un'associazione per delinquere per la semplice ragione già esplicitata nella originaria richiesta di archiviazione del Pubblico Ministero che le condotte, pur censurabili sotto il profilo politico-amministrativo, tuttavia non integrano fattispecie penalmente rilevanti”.
E' uno dei passaggi finali delle 132 pagine contenenti le motivazioni per le quali il Tribunale (presidente Fallarino, a latere Rotili e Telaro), lo scorso 10 dicembre, ha assolto da tutte le accuse, perchè il fatto non sussiste, le otto persone tirate in ballo dal cosiddetto troncone politico dell'indagine sull'Asl. La sentenza, come si ricorderà, ha interessato Felice Pisapia (avvocati Vincenzo Regardi e Claudio Botti), ex direttore amministrativo, l'ex parlamentare Nunzia De Girolamo (avvocati Domenico Di Terlizzi e Giandomenico Caiazza), Arnaldo Falato (avvocato Mario Verrusio), ex responsabile budgeting, Luigi Barone (avvocati Vincenzo Sguera e Gaetano Coccoli) e Giacomo Papa (avvocato Salvatore Verrillo), chiamati in causa come collaboratori di De Girolamo, l'ex direttore generale Michele Rossi (avvocato Roberto Prozzo) , l'ex direttore sanitario Gelsomino Ventucci (avvocati Paolo Abbate ed Emilio Perugini) e il sindaco di Airola Michele Napoletano (avvocato Luigi Supino).
Questo l'epilogo di un processo – il pm Assunta Tillo aveva chiesto sette condanne e l'assoluzione di Napoletano, resta da capire se proporrà appello -centrato su alcune vicende emerse dalle registrazioni operate nell'estate del 2012 da Pisapia nell'abitazione paterna di De Girolamo, e racchiuse in una serie di accuse: oltre all'associazione per delinquere, concussione (anche tentata), abuso d'ufficio (anche tentato), falso, turbativa di gara, offerta di un'utilità per ottenere il voto elettorale (l'unica a carico di Napoletano).
Attenzione puntata, in particolare, sull'addebito associativo - non contestato a Falato e Napoletano – diventato un'imputazione coatta dopo il no del gip Flavio Cusani alla proposta di archiviazione avanzata dalla Procura. E' il capitolo del “direttorio”: secondo l'accusa, “un vero e proprio sodalizio criminoso – scrive il Tribunale - a cui partecipavano stabilmente gli imputati capeggiato dall'onorevole De Girolamo Nunzia quale promotrice ed organizzatrice, che avrebbe esercitato in modo costante e variegato una forte ingerenza del potere politico nel campo amministrativo, ponendo in essere una serie di violazioni nella gestione della cosa pubblica, in totale dispregio dei pubblici interessi e al solo scopo di procacciare voti alla De Girolamo ed al suo entourage in vista delle elezioni politiche del 2013”.
E ancora: “In sintesi, secondo l'accusa tutte le decisioni prese nell'arco temporale che va dal mese di ottobre 2011 in cui si insedia il Rossi e fino al 22 ottobre 2013 sarebbero state adottate dal direttorio a discapito della sanità pubblica ed in violazione dei principi sanciti nell'art. 97 della Costituzione. La prova regina sarebbe costituita dalle numerose registrazioni in cui la De Girolamo con espressioni varie dimostrerebbe di avere sotto il proprio controllo i soggetti che ha fatto nominare i quali devono eseguire le direttive della stessa e devono finalizzare l'attività amministrativa ad accrescere il consenso elettorale del PDL”. Il Tribunale osserva “che il quadro probatorio cristallizzatosi all'esito dell'istruttoria dibattimentale non ha consentito di provare nessuna delle condotte delittuose contestate di tal che appare difficilmente configurabile l'esistenza di un'associazione per delinquere avente come scopo condotte per le quali non è provata la rilevanza penale”.
I giudici sottolineano che “inevitabili problemi possono verificarsi allorquando come nel caso delle ASL, i Dirigenti come il direttore generale, il direttore amministrativo e il direttore sanitario sono di nomina politica perché in tal caso possono verificarsi indebite interferenze nell'attività di gestione che deve conseguire determinati risultati soggetti a verifica da parte dell'organo di indirizzo politico... Il problema dei limiti in cui la funzione di indirizzo politico può intervenire sull'attività amministrativa è molto spinoso ma certamente non consente ad esponenti politici come la De Girolamo, il Barone e il Papa, né direttamente né indirettamente, di ingerirsi nell'attuazione concreta delle attività di gestione.... Nel caso di specie, pur essendovi stata un'azione volta a condizionare politicamente l'attività di gestione, tuttavia, manca la prova che questa abbia prodotto risultati concreti che si sono tradotti in condotte delittuose”.
La conclusione: "In particolare, a prescindere dagli interventi del Papa di tipo tecnico - giuridico, peraltro in qualche modo sollecitati dal Rossi in una fase in cui gli stessi dirigenti non avevano idee chiare e non erano in grado di gestire le gare anche alla luce dei precedenti annullamenti (v. gara del 118), vi è da dire che soprattutto per la De Girolamo non vi sono interventi verbali che hanno trovato puntuali riscontri in atti di gestione o che abbiano inciso sulle scelte amministrative dell'ASL. In particolare, nella registrazione del 21 giugno 2012 la De Girolamo parlando con il Pisapia e con il Barone del problema dei mandati sospetti per cui è stata fatta denuncia in Procura, afferma a chiare lettere che lei non vuole entrare in tutte le questioni che sorgono tra i dirigenti amministrativi, non le interessa come ciascuno di loro sfrutta il sistema, a lei interessa soltanto che le portino risultati utili facendo notare che fino a quel momento non ha ottenuto alcun risultato pur avendo proceduto alla nomina di 3 persone (ossia direttore generale, direttore amministrativo e direttore sanitario)".