"Dai dati aggiornati al 10 marzo - scrive l'avvocato Gino De Pietro - della Fondazione Gimbe – di cui, a differenza del sindaco di Benevento, non conosco personalmente il presidente – risulta che Benevento ha circa 160 casi per 100.000 abitanti (di 90 unità inferiore al limite fissato a 250 anche dal nuovo provvedimento governativo per la collocazione in zona rossa). Non ho modo di chiedere un parere in merito al prof. Richeldi, ma confido che lo possa fare il sindaco di Benevento, che lo ha per “suo medico”. I lettori perdoneranno la mia pochezza e attenderanno le “buone nuove” dal loro sindaco.
La Campania, nel suo complesso, ha un numero di casi ogni 100.000 abitanti pari a circa 590 casi (tre volte e mezzo circa quelli della provincia di Benevento) e un tasso di crescita che supera il 6,5% ed è più che doppio rispetto a quello del Sannio.
Se si osserva il grafico pubblicato dalla fondazione, si osserva che l’impennata dei casi campani dipende da Napoli, Salerno e Caserta e che nessuna impennata c’è stata da ottobre ad oggi che possa motivare i provvedimenti adottati anche in tale territorio.
Ho letto l’intervento del sindaco di Montesarchio che condivide tali valutazioni. Altri sono intervenuti per protestare contro ingiuste e lesive equiparazioni tra situazioni diverse e chiedere una specifica attenzione ai singoli territori, così come avvenuto altrove. Il sindaco di Benevento, invece, anche se inizia affermando che le scelte restrittive toccano al governo e ai “governatori”, non ai sindaci, conclude, poi, concordando con la collocazione in zona rossa di Benevento, nonostante i dati oggettivi sopra esposti e costanti nel tempo.
Visto che mi ha tirato in ballo come “uomo di legge”, voglio solo ricordare che in Italia non esiste la carica di governatore, ma quella di presidente della regione e che la regione, in re ipsa, non è uno stato. Il dato degli ospedali in crisi “anche da noi” – insieme indefinito - è smentito dai dati ancora una volta della Fondazione Gimbe che colloca la Campania in “zona verde” sotto tale profilo.
Nell’articolo precedente in argomento, ho evidenziato che in altre regioni si erano create le zone rosse provinciali e subprovinciali, al fine di evitare di finire tutt’insieme in zona rossa, in base al sommo principio di universale giustizia del “suum unicuique tribuere” (a ciascuno il suo), che mi fa specie di dover ricordare ad un fervente cattolico come il sindaco di Benevento, visto che compare nella prima pagina dell’Osservatore Romano, testata che gli dovrebbe essere cara oltre che nota.
Se le autorità locali avessero operato in tale direzione, Benevento poteva ottenere il trattamento confacente e non subire restrizioni per problemi esistenti altrove. E ciò anche per creare una correlazione tra comportamenti responsabili e conseguenze, completamente eliminata in questa vicenda.
Ma il sindaco di Benevento, che recentissimamente non ha risparmiato gravi epiteti al sindaco di Napoli in una trasmissione nazionale per fatti suoi personali e familiari, non ha ritenuto di usare tali media per fare in modo che Benevento, secondo i parametri legali dettati dal Governo, e, quindi, secundum legem e non praeter o contra legem, ottenesse il trattamento che meritava e non quello ingiustificatamente infertogli. I cittadini di Benevento, come me, credo ne prenderanno atto. Io mi sono limitato a seguire l’insegnamento di papa Giovanni XXIII che, nella Pacem in terris, diceva pressappoco che è di diritto naturale che l’uomo possa liberamente ricercare la verità e, nel rispetto dell’utilità comune, possa dichiarare pubblicamente la sua opinione.
Debbo, però, ringraziare Mastella per avermi chiamato, sic et simpliciter, “L’avvocato”. Era dalla morte di Giovanni Agnelli che tale epiteto non veniva usato senza seguito.
Indignus sum!"