«Sul vaccino non avete detto abbastanza» - «Sul vaccino avete detto troppo, creando allarmismo nella popolazione». Un classico, uno dei tanti che rappresenta l'esatta proiezione di un anno di covid per i giornalisti. Convivere quotidianamente, a seconda dell'articolo scritto, con l'accusa di aver detto troppo e dunque di voler giocare e approfittare del panico delle persone, l'accusa (ovviamente mossa in base allo stesso articolo) di aver detto troppo poco per coprire chissà quale nefandezza e favorire chissà quale oscuro “potere forte”. Intervistare qualcuno ed essere accusati di averlo intervistato non avendo intervistato l'altro e l'accusa opposta quando il ruolo di intervistato e non intervistato si invertono.
Poi magari dire che una bufala è una bufala, tipo una zingara rapitrice e vedersi accusati di dire bufale.
Dare notizie in merito alla chiusura delle scuole ed essere accusati di essere pro chiusura, darle in merito alla riapertura ed essere accusati di essere pro apertura. Un anno di riflessioni, perlopiù, anzi, nella stragrande maggioranza da bar (quanto ci mancano i bar!) che si concludono quasi sempre con: «E questo perché abbiamo una classe giornalistica che non fa il proprio dovere!!!».
Per carità: ci sta pure, e provvediamo da noi a starci abbastanza sulle scatole da soli.
Tuttavia, quelle notizie che non si sarebbero dovute scrivere, o che si sarebbero dovute scrivere diversamente, quelle interviste che avremmo dovuto fare rigorosamente ad altri rispetto a quelli che abbiamo intervistato, quei numeri che abbiamo analizzato ovviamente in maniera sbagliata in ogni caso... vengono commentati, derisi, dileggiati, perché c'è qualcuno che li ha scritti, che ci ha lavorato, magari rischiando, magari per poco, quasi sempre senza alcun fine se non quello di provare a informare. Male, ovviamente.