Benevento

“Continuiamo insieme, perchè in 15 anni non abbiamo mai mollato”. Le parole di Oreste Vigorito ad Ottochannel assumono un significato ancora maggiore nel giorno del 15° compleanno alla guida del Benevento Calcio. Il 17 marzo del 2006 è un “giorno dell'anima” per il patròn giallorosso, che ha legato il suo nome alla più lunga ed affascinante avventura che la squadra giallorossa abbia mai vissuto in novanta anni di vita. Un giorno, quello, che non potrà mai dimenticare, quando insieme al fratello Ciro, negli uffici dell'Amministrazione Provinciale, davanti al presidente Nardone, chiuse d'amblè quei libri contabili sempre più complicati: “Se continuiamo a leggerli – disse – questa società non la prendiamo più”. Fu quello il giorno in cui regalò a sé e a Ciro un'emozione. Qualcosa che non ha prezzo, che gli ha regalato gioie e dolori, ma che non potrà mai essere surrogata da qualunque altra cosa. 

Sono trascorsi 15 anni e negli almanacchi di storia giallorossa non c'è nessun altro uomo che abbia segnato un così lungo periodo di presidenza. Lungo e glorioso, forse addirittura inimmaginabile per chi aveva seguito le sorti della strega fino ad allora. Una scalata che sembra ancora oggi un sogno, partendo dall'anonimato della C2, fino alla serie A. Il piccolo Benevento tra le grandi del calcio, una condizione che fa battere più forte il muscolo cardiaco. Il destino ha voluto che il 15° compleanno arrivasse alla vigilia della trasferta in casa della Juventus. Giusto così per aumentarne la suggestione. Da quella prima volta a Sassuolo (19 marzo 2006) a questa dell'Allianz, quasi un segno del fato: l'esordio su un campo che sarebbe diventato tra i più temuti nella massima serie a quello della regina del calcio nazionale. Un passo lungo 15 anni, un passo che riscalda i cuori.