Benevento

Molti “non ricordo”, l’ammissione della mancata verifica di determinate circostanze e alcuni “non so” hanno costellato il controesame –concluso- del sostituto commissario della Digos, ora in pensione, Antonio Zarrillo, comparso oggi per la terza volta in aula, per altre cinque ore all’incirca, nel processo a carico delle quarantotto persone -  ex o attuali amministratori, funzionari, dirigenti e tecnici di Palazzo Mosti, imprenditori - (e dodici società) chiamate in causa dall'inchiesta, diretta dal sostituto procuratore Antonio Clemente ed ereditata dalla collega Nicoletta Giammarino, su appalti e forniture di beni e servizi del Comune di Benevento.

‘Mani sulla città’ il nome dato al blitz del gennaio 2013, ‘Maleventum contra legem’ quello assegnato all’informativa redatta dagli investigatori. Zarrillo ha risposto ad una miriade di domande poste dalle difese nell’interesse dei singoli imputati. Domande che, come è ovvio nella fisiologia del processo, hanno cercato di smontare le certezze sigillate nei capi di accusa formulati dalla Procura, per evidenziare le incongruenze e le lacune dell’attività d’indagine, l’assenza di riscontri o la loro indeterminatezza rispetto alle contestazioni.

Tante le questioni sollevate, nell’ordine, dagli avvocati Gino De Pietro, Italo Palumbo, Luigi Giuliano, Carmen Esposito, Andrea De Longis senior, Michele Coronella, Angelo Leone, Grazia Luongo, Sergio Rando e Roberto Verusio. E’ stato quest’ultimo a mettere la parola fine su un’udienza nel corso della quale sono riecheggiati stralci delle vicende che riguardano gli ex assessori Luigi Boccalone e Claudio Mosè Principe (“Non abbiamo accertato per Principe atti contrari ai doveri di ufficio, né dalle intercettazioni è emerso che ne avesse compiuto”, ha precisato Zarrillo). E, poi, i rapporti con la cooperativa San Valentino, i  ruoli prospettati per dirigenti e tecnici comunali nelle diverse gare indette da Palazzo Mosti. E ancora: il capitolo dei viaggi all’estero di Aldo Damiano, per tre anni titolare della delega dei Lavori pubblici, le sue presenze in un casinò e i pagamenti con carta di credito.

Argomenti sui quali l’avvocato Angelo Leone ha insistito particolarmente, chiedendo se fosse stato determinato il numero delle auto in uso a Damiano, a quali  di esse era abbinato il telepass,  e ‘l’identità’ della vettura che sarebbe servita per i viaggi oltre i confini (“Avete verificato, ad esempio, se ha preso un aereo, o se, mentre era al casinò, dormiva in un albergo?” No e non ricordo, rispettivamente, la replica di Zarrillo). Nel mirino, poi, la procedura di acquisizione di alcuni dati effettuata dalla Digos, sulla scorta della convenzione di Schengen, anche attraverso accertamenti condotti dalla polizia italiana e da quella del Paese ospitante.

Erano trascorse da poco le 14.30 quando è terminato l’appuntamento nella ‘Falcone e Borsellino’.  I prossimi sono in programma il 12 e il 19 novembre.

Enzo Spiezia