Benevento

L'estate più bella, quella del post maturità, dopo quella che è considerata la grande fatica dell'esame di stato ecco la vacanza con gli amici, l'estero, le feste... la spensieratezza.
Il difficile verrà di lì a poco: la scelta dell'università su tutte. Scelta ancor più difficile se si considera che, in un emendamento al vaglio del Parlamento, si vorrebbe attribuire un maggior peso all'ateneo che si è frequentato. Un peso maggiore anche del voto di laurea.
L'intenzione era quella di diversificare le università, l'aveva chiarito lo stesso ministro Madia (spiegando anche che l'emendamento sarebbe stato ritirati): «Un'università telematica non può essere certo equiparata alla Sapienza». L'emendamento in generale non era piaciuto a nessuno, tant'è che anche via social era scoppiata la polemica di molti che avevano tirato fuori una classifica di atenei, che nei primi posti vedeva solo ed esclusivamente atenei del nord.
Ma a prescindere dall'emendamento, in una ipotetica selezione sic rebus stantibus, davvero non si fa differenza tra atenei? Due head hunters contattati da Ottopagine tra le maggiori aziende di selezione del personale (e che hanno preferito restare anonimi) si sono divisi. La prima è una donna, e analizza: «Certo che guardo l'ateneo di provenienza, anzi, dico di più: in una selezione per me un voto di laurea più basso in un ateneo più rinomato conta anche più di un 110 in un ateneo meno prestigioso».

Di diverso avviso un altro addetto ai lavori, che fa un discorso più generale: «Per me l'ateneo di appartenenza non rappresenta una discriminante né formale né formale. Certo il prestigio di un ateneo frequentato è una cosa che c'è, e che rimane, ma chi fa una valutazione del personale guarda una vasta gamma di elementi.

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Cristiano Vella