Se la storia è la memoria di un popolo, e un popolo è, anche, la sua storia: quello di oggi è un pezzo di storia di Benevento e del Sannio, fresco di cemento. Al di fuori dei trionfalismi pallonari pur sacrosanti per la giornata e per la portata e al di fuori degli snobismi che “è solo pallone”. Senza scomodare Bill Shankly, naturalmente, che sì, “alcuni pensano che una partita di calcio sia questione di vita o morte. Si sbagliano, è molto di più”, ma qui è persino un gradino superiore perché è memoria storica, collettiva, di popolo.
Un mattone che arriva dopo il gol di Brignoli, che schizzò da Ushuaia a Katmandu tra meme, articoli di giornale e post social, ma un mattone più grande quello modellato da Adolfo Gaich con la sua furba aria da gringo nella faccia e fisico da Nibelungo.
Certo, ce ne saranno altri, di mattoni: ma questo...E' leggenda, questo qui: quel tiro rubato è il sasso nella fionda di Davide con l'epilogo che tutti sanno, dopo che tutti, ma proprio tutti avevano dato Davide per spacciato ben prima di metter piede nell'arena del Golia calcistico per eccellenza. Criticandone pure un cammino finora straordinario, per essere il più Davide tra i Davide. No, pranzi di gala non erano preventivabili nemmeno quando potevano essere messi in preventivo, perciò quel sasso scagliato da Adolfo e reso mattone di beneventanità è ancora più bello.
E' una storia, non solo un gol: è la storia di Benevento, non solo del Benevento. Pur non volendo, è storia lo stesso, di quelle che nella vetrina buona ci vanno da sole e che tiri fuori ogni volta che puoi, con orgoglio grande. E' un gigantesco, enorme pezzo dell'orgoglio di essere sanniti, la vittoria contro la Juve: e comunque vada non può che valere un grazie per chi lo riporta a Benevento, quel pezzo di orgoglio.