Benevento

Altri sei mesi di indagini, per consentire alla Procura l'espletamento di due consulenze: una allergologica, l'altra cardiologica. Li ha ordinati questa mattina il gip Maria Ilaria Romano, che ha respinto la richiesta di archiviazione dell'ufficio inquirente, alla quale si erano oposte le parti offese, per la morte di Addolorata M., 60 anni, avvenuta nella notte tra il 20 ed il 21 aprile del 2013. L'inchiesta, inizialmente affidata al sostituto procuratore Maria Aversano ( da circa due anni a Roma), e poi passata al collega Arturo De Stefano, anch'egli ormai non più in servizio a Benevento, è ora diretta dal pm Marilia Capitanio. E' stata innescata dalla denuncia dei familiari, assistiti dall'avvocato Sergio Rando, che in tre occasioni hanno chiesto, vanamente, la riesumazione della salma, per poterla sottoporre ad autopsia. La loro convinzione è che la morte sia stata determinata da un infarto causato da uno choc anafilattico scatenato da un antibiotico che il medico di famiglia (è difeso dall'avvocato Giacomo Buonanno) avrebbe prescritto alla donna nonostante fosse a conoscenza dell’intolleranza al principio attivo del farmaco. 

Si tratta  di un caso di cui Ottopagine si era già occupato all'epoca, quando aveva raccontato il decesso della paziente, avvenuto presso l'ospedale di Sant'Agata dei Goti. Dove la 60enne, che risiedeva in un centro della Valle Caudina, era arrivata d’urgenza per un malore che aveva accusato dopo aver assunto, per un problema ai denti che spesso la tormentava, una compressa di Augmentin.  Inutile ogni soccorso, il suo cuore aveva cessato di battere per sempre. Infarto inferiore miocardico, choc anafilattico: questa la diagnosi dei medici, ai quali i congiunti avevano riferito di un episodio accaduto a fine dicembre del 2012. Quando lei, per la solita odontalgia, aveva ingerito una compressa di ‘Amoxicillina e Acido clavulanico’ (farmaco generico dell’Augmentin) e si era sentita male. Era stata trasportata al Fatebenefratelli, dove le era stato accertato uno choc anafilattico da farmaco. Secondo i figli, una volta rientrata a casa, avrebbe informato il suo medico di base di ciò che le era capitato. 

Poichè aveva nuovamente dolore ai denti, a febbraio era ritornata presso lo studio del sanitario, che le aveva prescritto l’Augmentin. Un antibiotico che aveva però utilizzato, visto che le sue condizioni erano nel frattempo migliorate, soltanto la sera del 20 aprile, allorchè la sintomatologia era ricomparsa. A seguire, la nuova crisi e il decesso. Una morte dovuta - si sostiene nella denuncia - ad una reazione allergica ai principi attivi dell’Augmentin: amoxicillina e acido clavulanico. Un farmaco che il medico, se davvero sapeva dell’intolleranza della paziente, non avrebbe mai dovuto ordinare.  

Enzo Spiezia