Non vuole finire i suoi giorni in carcere. “Morirò qui”, ha ripetuto all'avvocato Eugenio Capossela, che anche oggi è andato a fargli visita. Per provare a tranquillizzarlo e spiegargli che serve pazienza. Perchè l'udienza di discussione della sua istanza di sospensione e differimento dell'esecuzione della pena ( e in subordine di concessione dei domiciliari) non è ancora stata fissata.
Deve pronunciarsi il Tribunale di Sorveglianza, strangolato da problemi di carenza di organico che sono stati una delle motivazioni della recente protesta anche della Camera penale di Benevento. Chissà dunque quando decideranno, i giudici napoletani, sul caso del 90enne di San Leucio del Sannio arrestato lo scorso 23 giugno dalla Squadra mobile sulla base di un ordine di carcerazione firmato dalla Procura generale della Corte di appello.
Per lui 8 anni da scontare: una condanna diventata definitiva, subita per una storia di abusi sessuali tra il 2000 ed il 2001. Quattro le persone chiamate in causa, tutte assolte nel 2006 dal Tribunale di Benevento, perchè il fatto non sussiste. Una sentenza impugnata dalla Procura e ribaltata in appello, con la condanna dei genitori di una piccola di 7 anni e degli altri due imputati. Uno di loro è l'anziano che gli agenti avevano prelevato dalla sua abitazione tre settimane fa. Lui, che si è sempre detto innocente, aveva parlato dei mille lavori svolti in mezza Europa prima del ritorno a San Leucio. Lo avevano accompagnato in carcere, dove continua a chiedere che gli sia data la possibilità di trascorrere a casa ciò che gli resta da vivere.
Enzo Spiezia