“La determinazione assunta dalla Giunta comunale di dare corso a una variante generale al Piano Urbanistico Comunale - in via di redazione da parte di ben tre professionisti, nell’assordante assenza di confronto politico e tecnico - induce, in attesa del documento preliminare, ad alcune prime riflessioni”.
L'avvocato Luca Coletta interviene sull'argomento: “Stando alle linee d’indirizzo dettate dalla Giunta con deliberazione n. 208 del 15-11-2019, la variante - sulla premessa programmatica di voler ridurre “le aree trasformabili, in linea con il principio di minor consumo di suolo associato all’andamento demografico in costante declino” - mira a risolvere incongruenze di natura disciplinare sui comparti edificatori, a congelare relativamente alla piattaforma logistica di contrada Olivola le potenzialità edificatorie di terreni divenuti fiscalmente gravosi per i proprietari, a costituire un deterrente alle richieste di riclassificazione urbanistica di aree su cui sarebbero decaduti i vincoli preordinati all’esproprio.
Questioni coinvolgenti l’ossatura del Piano approvato durante il secondo sindacato di Fausto Pepe e da anni giustamente oggetto di critiche, sia per la non facile intelligibilità – e quindi applicabilità -, sia in quanto già nato con una capacità edificatoria sproporzionata rispetto alle effettive esigenze.
In realtà a una lettura attenta delle premesse all’incarico di redazione della variante si scorgono tra le righe forti contraddizioni metodologiche e di contenuti.
Innanzitutto l’amministrazione afferma di aver posto in essere una propedeutica “fase di ascolto” volta a raccogliere a mezzo moduli prestampati idee e proposte da chiunque, singolo o associato, fosse interessato. All’esito di tale fase - dalla quale sarebbero scaturiti “oltre cento contributi e richieste”, di cui rimangono tuttora ignoti autori e oggetto -, l’amministrazione ha aggiornato le linee d’indirizzo con nuova delibera (n. 189 del 26-10-2020).
Ciò premesso dal punto di vista procedurale, in quest’ultima delibera si fa riferimento alle riclassificazioni come a un evento ineluttabile verso il quale il Comune non sembra avere potere di opposizione, replicando in tal modo quanto già avvenuto con le amministrazioni di centrodestra, con l‘aggravante che non vi è alcuna generalizzata decadenza dei vincoli quinquennali espropriativi, posto che la gran parte dei vincoli previsti dal PUC non hanno siffatta natura.
Non solo, ma il Comune mostra implicitamente di rinunciare al potere pianificatorio ampiamente discrezionale attribuitogli dalle legge e di non avere consapevolezza del fatto che mettere in discussione una destinazione urbanistica, non più supportata da un vincolo preordinato all’esproprio, non significa certo come conseguenza che il Comune debba farsi dettare o imporre un uso del suolo del tutto alternativo, in spregio al dovere di proporre e conformare la pianificazione futura. Ancora, ci si riferisce al consumo di suolo zero, ma poi si fa esplicito richiamo a potenziali suscettività edificatorie aggiuntive, in ciò recependo le istanze pervenute e volte alla “individuazione di ulteriori zone di espansione residenziale”!
Si approccia timidamente e genericamente alle urbanizzazioni primarie e secondarie che affliggono il territorio comunale. Si dice di voler “ottimizzare il concetto di città green” ma non si va oltre propositi quale quello di “commutare le superfici compensative, previste nei comparti, in superfici destinate a verde privato e a parcheggi privati”, senza neppure accennare a un necessario Piano del Verde o a qualsivoglia iniziativa in attuazione della legge n. 10/2013, recante “norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”. In sostanza, le linee d’indirizzo della predisponenda variante appaiono incerte e ibride, sospese a metà tra il provvedimento puramente tecnico e l’azione pianificatoria di più vasto respiro.
La sensazione è di star sprecando cospicue risorse pubbliche (a oggi circa 100.000 euro) per uno strumento generale volto essenzialmente a risolvere questioni specifiche, se non addirittura ad assecondare passivamente singole istanze. Insomma una variante priva di visione politica e di un’idea di città e di futuro. Una variante burocratica, elettorale, senz’anima, esemplificativa di un’urbanistica del chiedete e vi sarà dato.
Eppure il momento storico induce a un profondo ripensamento degli equilibri della civiltà urbana, come evidente a livello nazionale ed europeo, con riferimento tanto alle metropoli, quanto alle città medie e ai piccoli nuclei. I criteri della sostenibilità, della sussidiarietà sociale, della salvaguardia ambientale, della rigenerazione dei tessuti edilizi, della giusta proporzione tra costruito e spazi aperti definiscono i principi dell’agenda urbana europea e mondiale. Problemi che investono la forma della città, il corretto ed equilibrato rapporto col territorio, l’attenta gestione delle risorse. Questioni che ormai non possono più essere circoscritte nei confini angusti del tecnicismo e tantomeno delle private riflessioni degli amministratori.
La città, proprio perché in enorme difficoltà nel dramma sanitario, sociale ed economico della contingenza storica, necessita di risposta a una domanda che le contiene tutte: in che modo i pubblici poteri, le istituzioni preposte al governo, intendono affrontare i problemi che interessano la comunità dei cittadini?
Siffatti argomenti si sarebbero potuti approfondire e soprattutto condividere da subito, sin dall’insediamento dell’attuale amministrazione, in un percorso di confronto di ampio respiro. Di fatto sull’operazione PUC sembra esserci il silenziatore: non si conosce lo stato d’avanzamento della progettazione, non se ne delineano i contenuti e tantomeno gli strumenti e le soluzioni tecniche.
Altresì, non pare che gli organismi di rappresentanza politica, imprenditoriale, professionale e sindacale siano attivi in una ricerca di dialogo e confronto, come se la città non avesse attese dal PUC, tuttalpiù questioni specifiche da aggiustare. L’auspicio finale è che i temi urbanistici e ambientali, ormai intimamente connessi, trovino la loro giusta centralità nel dibattito politico attuale in vista delle elezioni di ottobre e che, soprattutto, gli aspiranti sindaci dicano, chiaro e forte, come la pensano e cosa intendono fare”.