Salerno

Si infiamma la polemica per l'avviso esplorativo pubblicato, pochi giorni fa, dalla provincia di Salerno, attraverso il quale l’amministrazione annunciava la ricerca di restauratori che lavorino per l'Ente, a titolo gratuito. Su quel documento si è scatenata una vera e propria bufera, non sono tardate ad arrivare le proteste da numerosi fronti. Anche la vicepresidente del consiglio regionale della Campania, Valeria Ciarambino, ha definito l'avviso una "presa in giro non solo per la categoria in questione, ma per ogni singolo cittadino, lavoratore o inoccupato" ed ha chiesto al presidente Strianese di ritirarlo. 

Ieri pomeriggio, un tentativo di difesa da parte della provincia di Salerno che ha cercato di "fare chiarezza su alcuni passaggi fondamentali". Strianese ha rimarcato che "stiamo parlando di un semplice avviso esplorativo e non di un bando." “Ovvio quindi”, prosegue Strianese, “che sono necessari adeguati sostegni economici perché si possa concretizzare tutto questo, altrimenti si scivola nel regno delle chiacchiere."

Ma, aggiunge: "Purtroppo basta dare uno sguardo agli ultimi Rapporti annuali di Federculture, soprattutto a quelli precedenti la pandemia da Covid-19 che ha sconvolto la vita sociale, economica e culturale dell’intero pianeta, penalizzando ovviamente tutto il mondo della cultura e del turismo”. Strianese punta il dito contro i tagli alle province: “Per il proprio patrimonio culturale le Province hanno zero risorse. Per fortuna che c’è la Regione Campania, l’unica che ci è stata vicina attraverso la SCABEC spa (Società Campana Beni Culturali) con la quale abbiamo siglato un importantissimo protocollo d’intesa per la gestione e valorizzazione del nostro patrimonio culturale."

"La SCABEC - spiega Strianese - è deputata alla valorizzazione e promozione dei beni culturali della regione e ci ha offerto soluzioni concrete alla stortura della Legge Delrio che, ripeto, toglie alle Province le deleghe e le risorse su un patrimonio culturale che di fatto rimane di nostra proprietà. Abbiamo iniziato questo percorso con la Regione solo nel 2019, ci rimane ancora moltissima strada da percorrere insieme, perché il nostro patrimonio è veramente di grande spessore storico artistico ed è esteso”.

"Chiedo di intervenire con i fatti, in maniera costruttiva con finanziamenti mirati, oppure per riformare le Province che possano di nuovo avere fondi necessari alla manutenzione e conservazione del proprio patrimonio culturale. Per tornare alla Convenzione di Faro dovremmo cercare tutti insieme, in concreto, di permettere alle Province di tutelare il proprio patrimonio culturale in quanto fattore cruciale per la crescita sostenibile, lo sviluppo umano e la qualità della vita, perché il patrimonio culturale sia un diritto per tutti” Conclude il presidente. 

La difesa, però, non ha convito. E tra le contestazioni all'avviso si è aggiunta anche quella del gruppo "Coraggio Salerno!". In un duro comunicato, i rappresentanti del movimento condannano l'avviso pubblicato, chiedendo di ritirarlo immediatamente: "Ci si trova davanti ad una chiara manifestazione di quello che, per gli enti locali, è il ruolo marginale che la cultura deve avere: il patrimonio culturale della Provincia di Salerno è ampio, ma per tutelarlo si sceglie di non spendere soldi. In altre parole, si sceglie di non retribuire col giusto compenso un professionista, ma di sfruttarlo in maniera volontaria, per fini che non hanno nulla di solidale, come le opere di volontariato prevedono. Ma al danno si aggiunge la beffa. Il restauratore che sarà scelto, non solo non sarà retribuito, ma dovrà provvedere alle spese del proprio lavoro. Sì, non solo non è prevista alcuna retribuzione, non è nemmeno previsto un rimborso legato alle spese.

Questa richiesta squalifica una intera categoria fatta di professionisti più che specializzati, i quali, spesso, hanno già affrontato percorsi di studio costosi. Per quale motivo un giovane dovrebbe intraprendere gli studi per diventare restauratore (lo ripetiamo, un professionista specializzato) se il mercato che lo attende è basato su un modello di lavoro gratuito, occasionale, o “flessibile”, vale a dire precario? Cosa aspettarsi dal futuro se è addirittura un ente pubblico a non riconoscerne la professionalità?

Vorremmo poter dire che questo è un caso specifico, occasionale, del territorio salernitano, ma purtroppo è la cartina tornasole di un modo di vedere il lavoro culturale, che da troppi anni dilaga nel nostro Paese. Scuola, università, ricerca e beni culturali sono il salvadanaio dello Stato, pronto ad essere rotto quando serve trovare fondi da spendere in altro, causando precarietà e dequalificazione di interi settori, che solo a parole vengono definiti strategici per l’Italia.

La provincia ha cercato di difendersi, sostenendo che si tratta di un “Avviso Esplorativo” e non di un bando… e neanche questo è un pesce d’Aprile. Chiediamo che il bando venga immediatamente ritirato; oppure, che venga modificato specificando che le spese dovranno essere a carico dell’Ente e prevedendo il giusto compenso per chi verrà selezionato: il lavoro si paga! Invitiamo tutti e tutte, associazioni e singoli, a sostenerci sottoscrivendo pubblicamente queste richieste."