Aveva confessato di aver temuto che lei potesse rivelare la loro relazione. Quella sera avevano litigato, lui l'aveva colpita. Una, due, dieci, trenta volte. Al torace ed al dorso. La lama del coltello affondata nelle sue carni. Poi aveva pulito la scena dell'orrore ed aveva avvolto il cadavere in una coperta. L'aveva lasciato nel corridoio dell'appartamento che aveva preso in fitto per andarci a vivere con la compagna, incinta. E' qui che l'avevano scoperto i carabinieri, a distanza di trentasei ore, la mattina dello scorso 15 gennaio. Un giorno che sarà impossibile cancellare dalla memoria. Quello in cui Morcone aveva dovuto fare i conti con la tragica fine di Aurora Marino, 51 anni, assicuratrice, uccisa da Damiano De Michele, 34 anni, operaio, collaboratore dell'associazione onlus Pantera che la donna presiedeva. Una persona molto nota per la sua attività professionale e l'impegno che profondeva da sempre nel sociale. Per aiutare i bambini in difficoltà. Qualità che era stata ricordata durante una fiaccolata che nei giorni successivi aveva attraversato le strade di un paese sotto choc per ciò che era avvenuto.
Il sostituto procuratore Marilia Capitanio, che ha diretto le indagini, ha proposto ed ottenuto il giudizio immediato per l'uomo, il cui difensore, l'avvocato Andrea De Longis junior, è pronto a chiedere il rito abbreviato. Prevede la riduzione di un terzo della pena iniziale (30 anni), la decisione toccherà ad ottobre al gip Roberto Melone. Omicidio ed occultamento di cadavere, queste le accuse contestate, senza alcuna aggravante, in una storia drammatica che non approderà, dunque, al dibattimento.
Di Aurora, che aveva alle spalle un rapporto finito, si erano perse le tracce dalla sera del 13 gennaio. Non era rientrata, nessuno l'aveva vista negli uffici dell'agenzia che gestiva. Comprensibile la preoccupazione dei familiari (sono assistiti dagli avvocati Claudio Conte e Riccardo Venditti), che ne avevano denunciato la scomparsa ai militari della locale Stazione. La svolta nelle ricerche era arrivata quando un carabiniere aveva chiesto a Damiano di dare un'occhiata anche ad una casa nel cuore del centro storico di Morcone. Sapeva che lui l'aveva fittata per abitarci con Miriam, con colei che, dopo la conclusione di una precedente esperienza, era diventata la sua compagna. Era stata lei, in stato di gravidenza, appena aperta la porta con le chiavi di cui era in possesso, a far emergere la terribile realtà. Era scoppiata in lacrime, aveva cercato di assumersi la responsabilità del gesto, ma gli investigatori non le avevano creduto.
Pressato dalle loro domande, Damiano aveva ammesso di aver ammazzato Aurora. Le sue parole avevano consentito di ricostruire le ultime ore della 51enne. La sera del 13 gennaio i due si erano dati appuntamento nei pressi dell'appartamento di Corso Italia che sarebbe diventato il teatro dell'omicidio. Damiano aveva spiegato che, una volta all'interno, Aurora l'avrebbe minacciato di svelare alla sua convivente il loro legame, nato da qualche mese. Ed aveva aggiunto che, durante una lite furibonda scoppiata in cucina, avrebbe impugnato un coltello - una sorta di spadino – che lui le avrebbe strappato dalle mani. Usandolo poi, ripetutamente, contro di lei. L'arma verrà ritrovata con la lama spezzata, al pari degli occhiali, della borsa e del computer della 51enne, nella Fiat Punto del 34enne, che, dopo aver lavato il pavimento sporco di sangue, ed aver fatto sparire gli indumenti, aveva nascosto con una coperta il corpo senza vita di Aurora. Abbandonandolo in un corridoio, in attesa, secondo gli inquirenti, del momento buono per sbarazzarsene. Cronaca di un delitto passionale.
Enzo Spiezia