A muso duro, con un’espressione severa ed a tratti difensiva, la posizione rigida, ha parlato una donna italiana, oggi trentaseienne, vittima di violenza, “Sono quella che oggi i media definirebbero una “vittima di violenza domestica” e purtroppo, come accade spesso in questi casi, ho provato sia la violenza fisica che quella psicologica”. Eppure tutto quel rigore contrastava con i lineamenti delicati del suo viso, quel fisico mingherlino e gli occhi grandi ed espressivi. Una donna come tante, cresciuta troppo in fretta, segnata da qualcosa di troppo grande che lo stesso termine “violenza” risulterebbe riduttivo. Episodi caratterizzati da gesti, ormai di routine, eccessivamente superficiali e brutalmente istintivi: “Devi accettare che gli schiaffi, i pugni, i lividi, le spinte, saranno ben presto sostituiti da minacce, vessazioni, persecuzioni e dalla paura. Purtroppo, molto spesso ci si ferma prima, si resta imbrigliati nella violenza fisica...si resta vittime di se stesse”. Accettare, sopportare, paura, sono le parole che sovente ricorrono quando senti parlare queste donne. Donne piene di sentimenti, mosse da smoderato amore, affetto, passione. Donne con la “D” che hanno saputo anche reagire in nome di quei sentimenti che meglio le descrivono, alzando la voce e facendosi aiutare.
“Provengo da una famiglia in cui c'è sempre stato poco dialogo e molte urla. (Per leggere l'intervista completa scarica la app gratuita di Ottopagine - per Apple e Android). Il confronto e lo scambio di opinioni non hanno mai rappresentato le portate principali dei miei pranzi e delle mie cene. Forse è per questo che nel corso della vita, mi sono sempre ritrovata con compagni dalle personalità rudi, autoritarie e che concedevano poco spazio alle mie esigenze. Tutte storie finite nel giro di poco tempo.
Relazioni non appaganti soprattutto dal punto di vista intellettuale. Con Lui è stato diverso. Lui era magnetico, affascinante, colto, educato, un'autorità nel suo ambiente, stimato e apprezzato da tutti".
di Annalisa Ucci