“Egregio consigliere, evidenti incongruenze della legge elettorale regionale le hanno assegnato un compito alquanto gravoso e delicato, essendo l'unico rappresentante del nostro territorio in seno al consiglio regionale. Sulla sua persona peseranno le tante istanze di un territorio ormai ai margini da tutto. E' una grande povertà, e la conseguente massiccia emigrazione, a caratterizzare tutti i nostri comuni”.
Parte da qui la lettera aperta che Piero Mancini, Consorzio Bn 3, indirizza a l consigliere regionale Erasmo Mortaruolo. “La nostra provincia risulta sempre agli ultimi posti di qualsivoglia statistica. Questa oggettiva e disperante situazione non è un castigo divino. E' il frutto di un modo scellerato di amministrare un territorio che poteva dare esiti migliori. Una classe dirigente, specialmente quella rappresentata dai sindaci, (veri e propri dominus medioevali) dal portato familistico e più intenti a gonfiare la scarsella che amministrare saggiamente, e con lungimiranza, il bene comune. La sua voce solitaria, pur essendo inserito nella maggioranza, oggettivamente non può fare il miracolo di invertire una rotta che porterà, nei prossimi anni, ad un situazione sociale catastrofica.
Ciò riconosciuto, non potrà esimersi dal porre in seno al consiglio, e all'attenzione degli assessori competenti, i gravosi problemi che affliggono il nostro territorio. Uno dei più gravi e annosi, (cinque anni, il prossimo 27 c.m.), è quello rappresentato dai 121 dipendenti dei tre Consorzi di bacino che per dieci anni hanno effettuato la raccolta differenziata nella nostra provincia. Lei conosce bene questa anomala e scandalosa vertenza.
La conosce direttamente in quanto alcuni lavoratori occuparono per qualche giorno la sede provinciale del suo partito.
Devo riconoscerle che, in quanto segretario provinciale, si comportò nella circostanza con grande comprensione e signorilità. Tanto che gli occupanti furono trattati benissimo, da ospiti.
Ciò le deve essere riconosciuto e ascritto a suo merito. Dopo cinque anni è assolutamente necessario che questa tragica vertenza venga risolta. Qualora ciò avvenisse, acquisterebbe molto credito presso tante famiglie ridotte sul lastrico. Al punto in cui siamo non è facile raddrizzare questo gommone a cui sono aggrappati i 121 lavoratori. Interessi politici ed economici hanno relegato i lavoratori in questa disperata situazione. Interessi forti, vitali e sempre vivi. Interessi portati alla luce anche dal consigliere comunale Giovanni Zarro: “I rifiuti costano tanto perché c'è la quota di politichese che essi inglobano”, commissione comunale finanze del 13 febbraio 2015, e pure dall'amministratore delegato della Samte, Nicolino Cardone: “Alcuni Comuni, a partire dal capoluogo, imposero l'alt all'iter di appalto pubblico avviato da Samte per l'affidamento dei servizi integrati di raccolta dei rifiuti solidi urbani, al fine del conseguimento della gestione unitaria così come prevista dalla legge. Se ciò fosse avvenuto si sarebbe determinata una razionalizzazione delle attività e quindi una conseguente riduzione dei costi”. Ha ragione Nicolino Cardone. Infatti i costi, annuali, sono raddoppiati: dai venti milioni, preventivati dalla Samte, si è passati a ben quarantadue milioni!”
E per venire a capo della vicenda Mancini chiede un incontro: “Per cercare una strada percorribile, le chiedo di acconsentire ad incontrarla. I suoi impegni sono sicuramente aumentati, sono certo, però, che troverà un po' di tempo per ascoltarmi. Le assicuro che non sarebbe tempo perso e, in tal modo, si possono anche evitare situazioni di aspro conflitto e sterile contrapposizione”.
Redazione