Quanti conoscono realmente la storia della città di Avellino? Per rispondere a questa semplice, ma al contempo complessa domanda, sarebbe necessario fare un salto ad una mostra che si è, purtroppo, conclusa ieri “Dieffe- Visioni di una città felice. Domenico Fraternali: i progetti, disegni, i restauri” che per venti giorni è stata ospitata presso la Casina del Principe in corso Umberto I ad Avellino. Una mostra fortemente voluta da sua moglie, Orsola Tarantino. Donna viva dell’amore per un uomo che ha sempre amato «la libertà, non solo personale ma soprattutto per questa città».
L’esposizione delle opere del talentuoso urbanista si snoda attraverso le prospettive artistiche che lo hanno caratterizzato:dalla progettazione urbanistica, alle opere pittoriche su legno e sui tessili, dagli stupendi disegni delle copertine per l’Ordine degli Ingegneri, ai manifesti dei convegni per la città di Avellino. Il catalogo della mostra sarà pubblicato a breve per la casa editrice Mephite, curato da Generoso Picone. Fraternali era un avellinese d’adozione. Suo padre Fernando originario della provincia di pesaro-Urbino era un geometra resposanbile di una impresa di costruzioni, dopo vari sposatamenti lungo la penisola si trasferì stabilmente con la famiglia ad Avellino. Qui tra il 1936 e il 1940 realizzò opere importanti come il Palazzo Vescovile, la Caserma Scuola Allievi Ufficilai “Generale Gabriele Berardi” , la sede dell’INPS e la sede della Clinica Malzoni. «La sua formazione era quella dell’ingegnere ma con la visione dell’architetto». Tra le sue passioni, infatti, la progettazione architettonica e soprattutto l’Urbanistica.
Visitare la mostra significa immergersi nella storia di un’ Avellino perduta, in una comunità che sembra aver lasciato poche tracce ma che resistono, dopo tutto, se siamo ancora qui a scriverne. Non è mai troppo ripetitivo ricordare quello che si poteva fare e non è stato mai fatto nella città del continuo lamento, della politica senza coraggio. Fraternali è stato uno dei più apprezzati, se non l’unico “ vero” assessore all’Urbanistica della città. Perché per progettare bisogna amare ogni singola strada, ogni singolo luogo.
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Marina Brancato