Con il passaggio in zona arancione diverse le attività che hanno riaperto lunedì dopo quasi un mese di pausa. Ed anche il mondo della ristorazione spera di riprendere presto appieno anche con il servizio al tavolo. Ma le perplessità restano. Secondo il presidente della Confcommercio provinciale, Nicola Romano, dunque, “bene riaprire ma purché ci sia un percorso graduale che possa sostenere le imprese per la ripartenza”.
“Quello che chiediamo dallo scorso anno è di intervenire sui costi di gestione - commenta ancora l'esponente dell'associazione di categoria - affinché le attività abbiano la possibilità e la speranza che finita la crisi possano riaprire. Parliamo di bar e ristoranti, ma è un discorso che vale anche per l'abbigliamento, per l'artigiano. Per riaprire un esercente ha bisogno di poter affrontare i costi fissi già sostenuti, ma anche quelli futuri. Se un'attività riapre il 26 aprile bisognerebbe garantire un periodo di franchigia perché prima di arrivare al numero di coperti del passato ci vorrà tempo”.
Discorso che si estende poi al mondo delle cerimonie. “Le più grandi strutture presenti nella nostra provincia si reggevano su eventi grandi o piccoli. Ed oggi – sottolinea Romano - tante di queste strutture sono ferme da un anno, prima che riprenda tutto il percorso passeranno almeno dodici mesi”.
Al momento, però, l'attenzione resta proiettata verso la ripartenza: “La riapertura anche a sera è una cosa necessaria che permette a tante attività di riprendere. Il lato buono è che si riparte, al punto che l'imprenditore è portato a pensare solo alla possibilità di riaprire però sappiamo che non è solo riaprendo che si risolve il problema. Serve un piano che deve considerare quelli che sono stati i costi fissi sostenuti. Serve un rilancio dell'attività”.
Difficoltà riscontrate anche nei paesi della provincia a maggior vocazione commerciale, dove “in particolare nel settore moda il 40 per cento delle attività presenti nel 2019 ha provveduto solo al riassortimento e non ha rifatto il campionario”.