Dal sogno a occhi aperti per la presentazione del progetto del nuovo “Partenio-Lombardi”, all’improvviso e brusco risveglio nel vecchio ma ancora attuale stadio: l’Avellino non va oltre lo 0-0 con il Teramo e si materializza quello che, non più tardi di 15 giorni fa, dopo la vittoria per 1-0 sul Bari, sembrava pura utopia. L’addio, seppur non ancora definitivo, al secondo posto in classifica. Il 2-0 del Catanzaro a Viterbo, firmato nella ripresa da una doppietta di Di Massimo, vale, per i calabresi, l’aggancio a quota 67 ai biancoverdi, ora terzi in virtù della differenza reti negli scontri diretti favorevole ai giallorossi allenati da Calabro, che proprio al “Partenio-Lombardi” vinsero 3-1 a dispetto dell’1-0 con cui i lupi si sono imposti, al “Ceravolo”, nel return match. Come pesa e rischia di pesare la sconfitta, a Vibo Valentia. Sarebbe bastato un punto per essere ancora avanti. E, invece, adesso l’Avellino non è più artefice del suo destino; serve, come il pane, che il Monopoli non perda, domenica prossima, in casa della neo-vice capolista e passare al “Lamberti”, contro la Cavese, da oggi in Serie D (ko 3-2 a Palermo). L’alternativa è pareggiare e sperare in un colpo dei pugliesi, che si giocano il sorpasso sulla Viterbese per l’undicesimo posto che, in caso di miglior quarta nel girone C, garantirebbe l’accesso ai playoff. E a proposito di playoff. L’Avellino ora rischia di entrare in scena non più al secondo turno, ma al primo turno nazionale: prima partita non più il 24 maggio, con la possibilità di andare alle final four con due pareggi, ma il 16 maggio. Da 6 a 8 partite sulla strada per la Serie B. Roba da mangiarsi le mani.
La gara scivola via senza grandi sussulti, con Adamo in campo a sorpresa dal primo minuto; Ciancio, come previsto, nei tre di difesa e Santaniello, guarito dal Covid, in tandem in attacco con Maniero: dentro subito, nonostante le noie fisiche palesate al “Razza”. L’assenza di Aloi a centrocampo, col senno del poi, pesa, eccome, nonostante il rientro di Carriero. Balbettante, infatti, la prova nelle vesti di play di De Francesco, che conferma di non essere un regista in grado di imprimere una certa e indispensabile velocità alla manovra ed al palleggio; di trovarsi più a suo agio sulla trequarti. Poco scuse, però, dinanzi a un avversario falcidiato dalle assenze, ma determinato a far punti per giocarsi tutte le sue carte per difendere l'ottava piazza, allo stato attuale ceduta al Palermo, e provare a centrare la settima (Foggia ko 3-0 a Castellammare di Stabia e a -1 al pari dei rosanero).
La cronaca è quella di una partita dal "profumo" di 0-0 sin dalle prime battute. Nel primo tempo, la prima migliore occasione è per il Teramo: al 16’, Birilgea spara sull’esterno della rete dopo essere entraro in area di rigore dalla destra, prendendo la linea di fondo; al 34’, guizzo dell’Avellino, con Maniero, servito da un tocco arretrato di Carriero, murato in corner, tra una selve di gambe, da un difensore abruzzese. Troppo poco. Inevitabile lo 0-0 all’intervallo.
Nella ripresa, 40 secondi e rischia subito grosso l’Avellino: Forte cala la sarcinesca su tiro di Kyeremateng andato via, per vie centrali, a Illanes e Dossena. Passano i minuti, il Catanzaro la sblocca, la tensione inizia a essere palpabile. Al 64’, D’Angelo trova il corpo di Trasciani a opporsi a una conclusione potente; al 66’, cross di Tito, colpo di testa da distanza ravvicinata di Maniero, parato Lewandowski; al 72’, gran destro di controbalzo di De Francesco, poi Tito va giù, ma è giallo per simulazione. Forcing sterile. E così, mentre il Catanzaro raddoppia, Braglia si gioca il tutto per tutto gettando nella mischia Bernardotto, Errico e Fella dopo Rizzo, vivace, sull’out destro. E proprio Fella, all’89’, si divora il gol della vittoria mancando un colpo di testa a zero metri da Lewandowski su invito di Tito. Finisce così. Tra l’incredulità generale e il rischio di un duro contraccolpo psicologico da scongiurare.
Il tabellino.
Avellino - Teramo 0-0
Avellino (3-5-2): Forte; Ciancio, Dossena, Illanes; Adamo (19' st Rizzo), Carriero, De Francesco, D'Angelo (28' st Errico), Tito; Santaniello (11' st Fella), Maniero (28' st Bernardotto). A disp.: Pane, Laezza, Miceli, Rocchi, Baraye. All.: Braglia.
Teramo (4-2-3-1): Lewandowski; Piacentini, Trasciani, Soprano, Cappa; Arrigoni, Lombardi (28' st Mungo); Birligea (23' st Pinzauti), Bombagi, Costa Ferreira; Kyeremateng (20' st Di Francesco). A disp.: Valentini, Furlan, Ekue, Bellucci, Persiani, Gerbi. All.: Paci.
Arbitro: Alessandro Di Graci della sezione di Como. Assistenti: Massimo Salvalaglio della sezione di Legnano e Riccardo Vitali della sezione di Brescia. Quarto uomo: Marco Emmanuele della sezione di Pisa.
Note: Ammoniti: Trasciani per gioco falloso; De Francesco per comportamento non regolamentare; Tito per proteste; Carriero per proteste. Angoli: 6-4. Recupero: pt 0', st 4'. Gara a porte chiuse.