Avellino

Nei verbali d'interrogatorio di Livia Forte spuntano i nomi di De Mita, Mancino, l'ex sindaco di Avellino, Giuseppe Galasso, e dell'attuale sindaco di Monteforte, Costantino Giordano. Da alcuni mesi in stato di arresto nell'ambito dell'inchiesta sulle aste truccate ad Avellino, la lady d'acciaio dei fallimenti ha raccontato al sostituto procuratore del pool antimafia Henry John Woodcock molti retroscena e dettagli della sua più che decennale attività. L'inchiesta, scattata all'indomani di una sequenza di episodi criminali inquietanti – raid punitivi, auto crivellate di colpi o date alle fiamme, stese in pieno centro – che hanno scosso non poco la città di Avellino, è alle battute finali e Woodcock sarebbe orientato a chiuderla chiedendo per Livia Forte e gli altri il rinvio a giudizio.

«Attaccavo i manifesti elettorali di De Mita e Mancino e anche il sindaco Giuseppe Galasso era sempre a casa mia», ha rivelato Livia Forte quando è stata sollecitata a fornire dettagli riguardo i suoi rapporti con la politica.

L'ombra più pesante (ma è bene chiarire che un imputato può dire qualsiasi cosa, anche mentire nei verbali d'interrogatorio) lady aste l'ha gettata sull'attuale sindaco di Monteforte, Costantino Giordano.

«Venne da me, nel mio ristorante, accompagnato dal boss Galdieri, che ad Avellino “comanda”, per chiedermi di non partecipare all'asta per il fallimento del ristorante “o' Pagliarone” di Monteforte, attività alla quale lui era fortemente interessato (il sindaco Giordano effettivamente poi ne ha assunto la proprietà). Galdieri mi disse che “... o Pagliarone se l'add piglià o compare mio”, riferendosi a Giordano. Mi minacciarono».

Livia Forte partecipò ugualmente all'asta ma senza fare rialzi al punto tale da insospettire il giudice dell'Esecuzione, Patrizia Grasso, che rimase così sorpresa da dire chiaramente di voler segnalare la circostanza in Procura.

Insomma, i fratelli Nicola e Pasquale Galdieri, Livia Forte e il socio Armando Aprile avevano una sorta di patto. O partecipavano alle aste per prendere i beni a prezzi stracciati e rivenderli o si facevano consegnare soldi dagli esecutati proprio perché non partecipassero: in ogni caso guadagnavano. Fissate anche le percentuali con un canonico 33, 33 e 33.

Nel corso dei diversi interrogatori cui si è sottoposta, due a distanza di una decina di giorni l'uno dall'altro a dicembre scorso, Livia Forte ha ricostruito trame ed equilibri. I Galdieri erano temibili. Anche sulla fiera delle bancarelle, alla quale Forte era molto interessata, hanno messo veti affinché non si organizzasse ad Avellino a favore di Monteforte dove c'era Modestino Giordano ad occuparsene. Se si sgarrava arrivavano immediate ritorsioni o intimidazioni: «Sono stata picchiata nello studio del notaio Pesiri, mi hanno incendiato l'auto e fatto trovare un gatto sgozzato davanti casa».

Di fiancheggiatori all'interno del tribunale di Avellino o di soldi dati per favorire, nelle urne, questo o quell'altro politico c'è veramente poco in queste carte.