Valerio Spinelli, direttore sportivo della Scandone da meno di due settimane, si è dimesso. "Per tempistiche completamente diverse ho deciso di presentare le mie dimissioni. Sempre Forza Scandone". Queste le sole, laconiche, chiare parole alle quali si è affidato il puteolano per dare il suo addio ad un'avventura mai iniziata come dirigente della Sidigas. Spinelli si è dimesso, quasi in un atto d'amore, voluto o meno, verso la squadra biancoverde. I ritardi, più volte sottolineati, della proprietà, i tempi lunghissimi, il continuo rimandare: tutto, per la prima volta, ha avuto una battuta d'arresto. Valerio Spinelli ha avuto il coraggio di non accettare quanto dettato dall'alto. O meglio, quanto non dettato dall'alto. Valerio Spinelli ha fermato, almeno per oggi, la spirale di silenzi e attese. Ha rassegnato le sue dimissioni, irrevocabili. Il cosiddetto nuovo corso della Sidigas è finito dopo neanche due settimane. Quello che rimane è un terremoto prevedibile, previsto e naturale.
La gestione di una società sportiva non può essere presa sottogamba. Lo scorso anno saltò l'arrivo di Deshaun Thomas e il precampionato biancoverde partì con tre settimane di ritardo. Quest'anno, invece, tutto è cominciato molto prima. Alla vigilia di un'assemblea dei soci che, domani, dovrà ratificare l'approvazione del bilancio della Scandone, da inviare alla Lega Basket per completare l'iter riguardante l'iscrizione alla Serie A. Si dovranno, però, a questo punto, affrontare anche altri discorsi. Anche perché, insieme a Spinelli, potrebbe salutare, ancor prima di essere ufficializzato, anche Pino Sacripanti. L'allenatore canturino ha già dato l'ok al trasferimento in Irpinia, ma aspetta da giorni la ratifica dell'accordo da parte della Sidigas. A metà luglio, nei fatti, Avellino si ritrova senza allenatore e dirigenza. Nevola, dopo la proposta ricevuta da Gianandrea De Cesare soltanto nello scorso fine settimana, due mesi dopo il termine del campionato, ha preso tempo per pensarci e potrebbe rifiutarla. L'augurio è che l'addio Spinelli possa svegliare il patron della Sidigas.
Il numero uno irpino, quello che ha salvato la Scandone dal fallimento tre anni fa, ha francamente esaurito il suo credito. Quella creatura sottratta ad una fine sicura è ripiombata in coma, questa volta non economico ma sportivo. E De Cesare, in questo momento, è solo. Così come devono sentirsi soli i tifosi. Avellino, se vuole avere un futuro, deve cambiare tempi e modi, riconquistando quella credibilità nel mondo della pallacanestro che con l'addio di Spinelli è scesa ai minimi storici. A due mesi e mezzo dall'inizio del prossimo campionato, la Scandone è ferma, immobile. I sogni di riscatto rimangono spenti. Molto più vivi sono gli incubi. Incubi che soltanto De Cesare può scacciare, rompendo il silenzio e capendo i propri errori.
Spinelli, come tanti negli ultimi anni, ha provato semplicemente a fare il suo lavoro nel miglior modo possibile. Non ci è riuscito. Anzi, non è stato messo nelle condizioni di riuscirci. A lui va un ringraziamento per aver almeno messo fine al silenzio che circondava la Scandone. Quel muro di gomma che rendeva tutto impenetrabile e inscrutabile. Una voce ufficiale, per la prima volta, ha reso chiaro quello che ormai era diventato evidente. I perché di questa gestione paradossale rimangono confusi, razionalmente inspiegabili. Prima ancora della Serie A e del lato sportivo in generale, arrivati a questo punto, conta la dignità. E Avellino deve fare in modo di recuperarla nel più breve tempo possibile.
Alessio Bonazzi