La notizia dello stop alla sperimentazione del vaccino Reithera, il primo vaccino italiano contro il covid 19, sta creando allarme e preoccupazione tra gli oltre mille volontari italiani che da oltre un mese sono entrati nel progetto.
La Corte dei Conti ha bloccato i fondi, la Biotech di Castel Romano non riceverà gli 81 milioni che sarebbero dovuti arrivare da Invitalia. Il progetto rischia ora seriamente di arrestarsi alla fase 2 . Senza quei fondi infatti ReiThera non potrà dare il via alla fase 3, necessaria per poter poi richiedere l’autorizzazione all’immissione in commercio. Per la Corte dei Conti lo schema dell’investimento è "illegittimo e quindi nullo”. In una nota dello scorso 11 maggio i giudici contabili hanno fatto sapere che “la Sezione centrale ha deliberato di ricusare il visto sul decreto” relativo all’Accordo di sviluppo industriale sottoscritto il 17 febbraio 2021, tra Mise, Invitalia e la ReiThera, “l’atto non è stato, quindi, ammesso a registrazione“.
La Biotech avrebbe già messo in freezer dosi sufficienti ad affrontare la fase 3, che ha bisogno di circa 10 mila volontari, ma se mancano i fondi la fase 3 non potrà neanche iniziare. La palla passa ora al Governo che dovrà decidere il destino del vaccino italiano.
Ma nel frattempo cosa sta accadendo nei 27 centri clinici (26 in Italia e uno in Germania) in cui era stata avviata la sperimentazione? In tutta Italia ci sono oltre mille volontari, tutti destinatari di due dosi di vaccino. I risultati dei loro esami del sangue relativi alla risposta anticorpale e a tutti gli altri valori necessari a stabilire l'efficacia del vaccino sono in arrivo.
Di questi circa 60 sono quelli arruolati dall'azienda Ospedaliera Moscati di Avellino, selezionata per la seconda fase della sperimentazione. Il progetto, guidato dall'infettivologo Sebastiano Leone, per il momento non si ferma.
Dall'Azienda Ospedaliera avellinese fanno sapere che finora, non essendo giunte comunicazioni ufficiali, la sperimentazione va avanti fino a ordine contrario. Le dosi di vaccino e di placebo sono state somministrate ai volontari da più di un mese. I risultati dello studio a doppio cieco sono imminenti.
Il Grad-Cov2 - questo il nome del vaccino italiano - prodotto da ReiThera in collaborazione con l’Istituto Spallanzani di Roma è, come i sieri concorrenti Vaxzevria di AstraZeneca e Janssen di Johnson & Johnson, un vaccino a vettore virale. Utilizza cioè un virus incompetente per la replicazione, in questo caso un adenovirus dei gorilla, per portare all’interno della cellula umana una sequenza di codice genetico che codifica la proteina Spike. Grazie ai vaccini anti Covid, il sistema immunitario produce anticorpi contro la Spike, “disarmando” il patogeno e impedendo al paziente di sviluppare la malattia in forma grave.
La notizia dello stop però ha creato preoccupazione tra le persone che si sono sottoposte alla sperimentazione. Tante le richieste di chiarimento che stanno arrivando al team del dottore Leone. Il timore dei volontari è che il vaccino che gli è stato inoculato non sia efficace o sia addirittura dannoso. Ma è bene sottolineare che lo stop alla ricerca non ha niente a che vedere con il siero. Anzi, dai primi risultati il vaccino italiano Reithera aveva tutte le carte in regola per essere immesso sul mercato. Va dunque chiarito che il vaccino ricevuto dai volontari non è dannoso. La questione è tutta amministrativa e burocratica. E probabilmente anche politica giacché gli 81 milioni promessi a gennaio scorso da Invitalia, quando il commissario per l'emergenza era Domenico Arcuri, non sono mai arrivati a destinazione.