“Siamo stanchi di questa storia e basta con una sorta di palleggio tra Provincia e il presidente dell'Ato rifiuti. In mezzo ci siamo noi, la nostra vita lavorativa e privata visto che attendiamo ancora lo stipendio di ottobre e non abbiamo alcuna certezza sul nostro futuro”.
Questa mattina a Benevento, sotto alla Rocca dei Rettori, è riesplosa la protesta dei lavoratori della Samte, la società della Provincia di Benevento che si occupa della gestione degli impianti dei rifiuti, a partire dallo stir di Casalduni, chiuso per anni in seguito ad un incendio che ha danneggiato pesantemente le linee di lavorazione, all'ex discarica di Sant'Arcangelo Trimonte e Montesarchio. Una situazione, quella dei lavoratori Samte, strana e a tratti paradossali se si pensa che i rifiuti, il loro smaltimento e la loro lavorazione solitamente portano guadagni, ricchezza e anche tranquillità per le maestranze. Nel Sannio purtroppo non è andata così e da anni ormai questi lavoratori chiedono di conoscere il loro futuro dopo la messa in liquidazione della Samte. Difficoltà finanziarie sembra dovute principalmente al fatto che tanti comuni del Sannio non avrebbero pagato l'azienda che ha ricevuto e ritirato regolarmente per anni l'immondizia che poi veniva lavorata proprio nello Stir.
Tra il 2019 e il 2020 la messa in liquidazione della Samte ha fatto piombare nello sconforto decine di famiglie. I dipendenti hanno poi accettato un nuovo contratto di lavoro di due giorni a settimana – poi passati a tre - per la gestione degli impianti. Ora chiedono che si faccia chiarezza sul loro futuro, come spiega Nicolino De Cicco, uno dei lavoratori della Samte: “Una lotta tra Provincia e Ato a scapito sia dei lavoratori che dei cittadini costretti a sborsare cifre abnormi per la tassa dei rifiuti a causa del trasferimento dell'immondizia da Benevento agli impianti fuori provincia e in particolare nell'avellinese dopo l'incendio dello Stir. Da oltre tre anni siamo costretti a mandare rifiuti altrove per un aggravio di circa 15 milioni di euro”.
Nulla di fatto, allo stato, per lo Stir e i lavori che dovrebbero almeno rimettere in funzione una linea di trattamento. “La regione ha dato la massima disponibilità ma nulla si muove allo stato. Nel frattempo aspettiamo ancora quel po' di stipendio di ottobre e forse questa settimana ci daranno solo 500 euro. Ma come si può vivere con 500 euro?” chiede sconfortato e arrabbiato De Cicco.
Ora i dipendenti della Samte attendono la convocazione da parte del prefetto di Benevento al quale vogliono esporre le loro ragioni.
Altra questione è la pulizia dei locali degli impianti: “Da giorni dobbiamo provvedere noi – rimarca un altro dipendente – perchè l'impresa alla quale era affidato il servizio non viene più ed essendo anche in un periodo articolare per via della pandemia, ci siamo armati di buona volontà e prodotti e teniamo puliti i locali dove lavoriamo”. Insomma, una situazione che purtroppo sembra incancrenirsi con il passare dei mesi e degli anni e sulla quale i dipendenti hanno più volte che si faccia chiarezza.
In mattinata, arrivando alla Rocca dei Rettori, il presidente della Provincia ha incontrato per qualche minuto i lavoratori della Samte ai quali ha dato appuntamento per mercoledì mattina.
In questi mesi l'Ato rifiuti è impegnato per la redazione di un piano provinciale per la lavorazione e lo smaltimento dell'immondizia. Piano che ora terrà conto dei sei sub ambiti chiesti dai Comuni e che prevede una riqualificazione dell'impianto di Casalduni oltre che la costruzione di altri impianti per il trattamento della frazione organica e non solo. Progetti, intendi lunghi che purtroppo allo stato non prevedono una risoluzione rapida sia per la situazione Samte che per il costo della Tari.