Una retrocessione è sempre dura da digerire, in qualsiasi categoria avvenga. Ancora di più se a queste cose non si è abituati. Nella gestione Vigorito, il Benevento ne ha subite due, entrambe dalla serie A: la prima la ricordano tutti, culminata con scene da libro cuore. La seconda, invece, ha provocato più rabbia e risentimento, perchè le illusioni fanno di questi scherzi. Lo ricordiamo: appena nel week end tra l'11 e il 12 aprile, quello in cui il Benevento perse in casa col Sassuolo e il Cagliari lasciò i 3 punti a San Siro con l'Inter, si celebrava la trentesima giornata di campionato. Ne mancavano otto alla fine e la classifica nelle zone basse recitava: Genoa e Spezia (13a e 14a) a quota 32; Benevento e Fiorentina (15a e 16a) a 30 punti. Sotto, al 17° posto, c'erano il Torino con 28, poi nella fatidica zona retrocessione Cagliari, 18°, a 22; Parma, 19°, a 20; Crotone 20° e ultimo a quota 15. Si capisce bene che pure il più inguaribile dei pessimisti (o quelli del “club l'avevo detto”) riponeva non poche speranze sulla possibilità di salvezza della squadra di Inzaghi. Otto partite alla fine, otto punti di vantaggio sulla terz'ultima e tante altre squadre ancora impelagate nella lotta per non retrocedere.
Quello che è accaduto, invece, lo sanno tutti: da quel momento il Benevento ha conquistato la miseria di 3 punti, sprofondando sempre di più con i piedi nel baratro. Perchè nella ultime otto giornate le squadre di bassa classifica hanno tutte messe il turbo: il Cagliari ha conquistato addirittura 15 punti, vale a dire uno in meno della Juventus nello stesso periodo, ma molti di più di Lazio e Roma. Ma laggiù tutti hanno messo in scarsella i punti che servivano: il Torino, con una partita in più, ne ha fatti 9, Fiorentina e Genoa 10, Spezia 7. Solo il Verona che s'era portato in salvo in tempi non sospetti ha avuto quasi lo stesso passo del Benevento nelle ultime otto giornate: appena 4 punti.
42 giorni, questo il tempo intercorso tra il 12 aprile di Benevento-Sassuolo e il 23 maggio di Torino-Benevento. 42 giorni che hanno stravolto il verso di un campionato. Certo, dato puramente statistico. I mali della squadra giallorossa venivano da più lontano, ma non si può negare che in quel week end di aprile ancora nessuno avrebbe pensato che sarebbe finita così.
A proposito di statistiche ci riallacciamo al fatto che le ultime generazioni del tifo giallorosso non sono molto abituate alle retrocessioni: fatta eccezione per le due della A, l'ultima sofferta sul campo dal Benevento risale addirittura al campionato di C1 della stagione 86/87, vale a dire 34 anni fa. Da allora altre due retrocessioni per problemi finanziari, nell'88-89 dalla C2 all'Interregionale, nel 2004-05 dalla C1 alla C2 grazie al Lodo Petrucci. I ventenni di oggi ne hanno un vago ricordo.