Dopo anni di cassa integrazione il 2015 segna timidi ma importanti segnali di ripresa non solo a livello della produzione ma anche e soprattutto di partecipazione sindacale.
Due giorni fa le elezioni per i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza hanno segnato la riconquista della Fiom Cgil come primo sindacato in fabbrica. Ma non è tutto, con 100 preferenze, Italia D’Acierno (37 anni) è la prima donna eletta per la Fiom Cgil in vent’anni nello stabilimento della Fiat irpino. Con una conquista non solo simbolica e che paga le tante lotte di una giovane operaia addetta al montaggio, fiera del suo lavoro come del suo impegno sindacale. La ricordiamo affianco alla sua amica di “battaglie”, operaia Irisbus Silvia Curcio (l’abbiamo intervistata qualche settimana fa per Ottopagine app, ndr). In questi anni di vertenza sono sempre state insieme: “fedeli alla linea” - avrebbero cantato i CCCP – tra le file delle manifestazioni operaie e politiche a gridare a megafono acceso e spento la loro indignazione verso una poltica assente e sorda alle esigenze della classe operaia. In tv come sui giornali, la storia di Italia è tutta nella sua voce decisa e fiera di donna che tanti anni fa mi disse:« la cassa integrazione è un limbo che mi toglie la dignità del lavoro e affoga il mio senso di emancipazione».
Come ti senti rispetto al risultato delle elezioni Rls?
La verità? Mi sento confusa e felice. Confusa, perché non mi aspettavo un risultato simile: è la prima volta che mi candido e non credevo di ricevere così tanti voti. Felice perché lo speravo soprattutto per la Fiom.
Quali saranno le tue funzioni e i tuoi obiettivi?
Innanzitutto quello di continuare a lavorare seriamente. Assicurare la sicurezza e fare il possibile per i miei colleghi di lavoro. Consapevole di non avere la bacchetta magica ma decisa ad ascoltare e vivere gli operai nel luogo di lavoro.
Cosa pensi dell’esito delle elezioni e della conquista della Fiom CGIL?
Lo reputo un buon risultato che avrà risonanza in tutta Italia. La Fiom, pur non essendo presente ai tavoli delle trattative continua ad essere un punto di riferimento. E’ una scelta, gli operai vogliono qualcuno che crei confronto e conflitto, in senso sano, ovviamente.
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Marina Brancato