Nove ore di confronto. Domande finalizzate a incrociare le versioni, risposte che hanno riguardato, per le singole posizioni, “aspetti già affrontati in altre circostanze”. Da una parte il sostituto procuratore Nicoletta Giammarino e il tenente colonnello Luca Lauro, comandante del Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza, dall'altra due indagati: Felice Pisapia, ex direttore amministrativo, e Arnaldo Falato, ex direttore budgeting dell'Asl. Sono stati interrogati ieri (come anticipato in altro servizio) in una delle giornate più lunghe per l'inchiesta sull'Azienda sanitaria, in corso da tre anni.
Un filone, quello dei mandati di pagamento, si è concluso ed è in attesa della decisione del gup (per uno stralcio dello stesso troncone Pisapia e Falato sono invece già stati rinviati a giudizio), mentre altri due, ancora aperti ed al centro anche di altrettante camere di consiglio, sono ormai in dirittura d'arrivo: uno riguarda le spese legali prima della gestione di Michele Rossi, direttore generale fino ad alcuni mesi fa; l'altro, sul quale hanno puntato gli interrogatori, una serie di vicende emerse dalle registrazioni operate da Pisapia, nell'estate 2012, nell'abitazione paterna dell'allora parlamentare Pdl Nunzia De Girolamo. Registrazioni sulla cui utilizzabilità si pronuncerà il gip, che la deputata ha sempre definito illecite perchè in violazione della privacy. Colloqui dai quali erano spuntate alcune storie sulle quali ha acceso i riflettori l'attività investigativa. Dalla gara per il 118 agli accreditamenti delle strutture convenzionate, alla dislocazione delle sedi Asl sul territorio.
La convinzione di Pisapia è che esse dimostrino il presunto condizionamento della politica nella gestione dell'Asl durante il mandato di Rossi. Il primo a comparire in Procura è stato Pisapia.
Erano le 10.30 quando è entrato nella stanza del Pm, lasciata intorno alle 14 con il suo difensore, l'avvocato Claudio Botti. “Nulla di speciale”, ha commentato il legale. Ad attendere il suo turno in corridoio, in compagnia dell'avvocato Mario Verrusio, c'era già Falato. Non ha incrociato Pisapia. Meglio così perchè, a sentire qualche sua espressione, i rapporti tra loro non devono certo essere dei migliori. Oltre quattro ore il suo faccia a faccia con inquirenti ed investigatori. “Ha fornito alcune precisazioni” dirà, al termine, il difensore. Erano le 19.30 quando le luci si sono spente. Tutti a casa. Ennesima tappa di un'inchiesta che giovedì è stata scandita dall'escussione come testimone del professore Enrico Di Salvo, direttore del Dipartimento di Chirurgie specialistiche e nefrologia del Secondo Policlinico di Napoli, che dalla fine di agosto 2010 al febbraio 2011era stato alla guida dell'Asl Bn 1 come commissario. Scelto dal presidente della Regione Stefano Caldoro. Un incarico lasciato per i problemi creati da un “ambiente difficile”. Di Salvo è tornato a distanza di poco più di un anno dalla prima deposizione. Risale al 16 aprile del 2014, quando nel corso della sua escussione aveva ripercorso la vicenda già rimbalzata all'onore delle cronache qualche mese prima. Si parla di primari, nel 2010 ne erano andati due in pensione anticipata: quelli di Pneumologia e Radiologia. Un'occasione che Di Salvo avrebbe sfruttato per demansionare le due Unità da complesse a semplici. Un'idea evidentemente non gradita da tutti, perchè Di Salvo, che lo aveva anche confermato in un'intervista a Servizio pubblico, aveva ricevuto la visita di Luigi Barone e Giacomo Papa, collaboratori di Nunzia De Girolamo, che avevano espresso la loro contrarietà, in particolare per la Radiologia, alla quale erano interessati. Di Salvo aveva risposto che ciò non lo riguardava, poi aveva saputo da Falato che sostenevano la candidatura a primario di un radiologo senza specializzazione. “E lei pensi che per tre branche – Anestesia e Rianimazione, Medicina nucleare e Radiologia – la specializzazione è titolo indispensabile”, aveva puntualizzato con il cronista, ridendo.
Enzo Spiezia