“Sono entrato in seminario a 40 anni grazie alla Comunità di Sant'Egidio che mi ha mostrato una via di chiesa che non conoscevo: ascolto del Vangelo e servizio ai poveri. Ed è proprio camminando lungo quella strada ho avuto la percezione che Qualcuno (Dio ndr) mi stava indicando la strada della vocazione”.
Monsignore Giuseppe Mazzafaro, vescovo della Diocesi di Cerreto Sannita, Telese Terme e Sant'Agata de' Goti racconta la sua esperienza di vita, la sua nuova e vera vita che ha scoperto grazie alla comunità di Sant'Egidio a Napoli. Un racconto denso di esempi, con lucida prospettiva sul lavoro da fare.
Il vescovo Mazzafaro ha rimarcato come nel Sannio, si trova ora a raccogliere i frutti dei tanti semi pregiati messi a dimora dal suo predecessore, monsignore Domenico Battaglia, da alcuni mesi arcivescovo di Napoli. “Ho una grande responsabilità ma ho avuto un impatto con questa terra e la diocesi davvero bello, con una Chiesa accogliente e vivace e questo è stato merito di don Mimmo che ho ringraziato per aver seminato bene”.
Tanti i temi affrontati da don Giuseppe che questa mattina ha voluto incontrare i giornalisti che operano nel Sannio: “Avete anche voi una grandissima responsabilità: trasmettere i veri valori, un ruolo delicato e difficile”.
Al centro dell'incontro anche temi di attualità come l'ospedale di Cerreto Sannita, chiuso da anni e in attesa di una vera rivitalizzazione: “La salute è un diritto di tutti e la lontananza (dalle strutture sanitarie ndr) non garantisce questo diritto. Il nostro compito è quello di segnalare e denunciare. È pur vero che per andare a Sant'Agata occorre percorrere solo 40 chilometri. Siamo d'accordo ma percorrendo che tipo di strada? Purtroppo non è un'autostrada o una strada veloce ed occorre un'ora di viaggio per arrivare in quell'ospedale ed è improponibile per chi sta male”.
Il vescovo Mazzafaro lancia poi un monito: “I poveri sono il tesoro della Chiesa. Partiamo da loro per arrivare a tutti. Devono essere le fondamenta della Chiesa e della vita di ognuno di noi. Per superare le difficoltà dobbiamo stare insieme agli altri e non da soli. La mia proclamazione a Cerreto Sannita – ha poi spiegato il pastore della diocesi delle Valli telesina e Caudina - perchè mi è sembrato giusto partire da qui. Alle persone, ai parroci ho voluto lanciare un messaggio: divento Vescovo nella vostra terra, insieme a voi e come Vescovo inizio la mia missione da voi, da questa splendida terra. C'è una visione nella Chiesa più larga. Gli orizzonti aiutano a guardare oltre e la Chiesa non ha confini che invece sono un limite” ha inoltre rimarcato a chi ha chiesto dell'ipotesi avanzata dopo la 'promozione' di don Mimmo Battaglia a guidare la Chiesa di Napoli di accorpare la diocesi di Cerreto a quella di Benevento. Ipotesi poi rimasta tale con la sua nomina.
Insieme dunque la parola d'ordine anche per affrontare la vita quotidiana e i problemi accentuati dalla pandemia. “Dobbiamo creare una vita migliore per la gente che ne ha diritto, specialmente dopo il lockdown, ma per raggiungere l'obiettivo bisogna lottare contro i mali che si sono solo accentuati con l'emergenza sanitaria ma che esistevano anche prima. Che la solitudine fosse un male lo sapevamo già. Una vita migliore si ha stando insieme. Quando le famiglie sono lasciate sole nel bisogno è una tragedia vera. Quando si pensa che è meglio stare da soli dobbiamo pensare che forse siamo tutti figli di una fragilità e dobbiamo sostenerci l'uno con gli altri. Amici, affetti, stare insieme, sono elementi fondamentali e irrinunciabili”.
Per questo motivo il vescovo della Diocesi di Cerreto – Telese – Sant'Agata lancia anche un appello ai parroci: “Le parrocchie devono essere dei centri di aggregazione forti per le famiglie. Tutti dobbiamo stare bene insieme e purtroppo, per quanto riguarda le parrocchie, tanti, anche se battezzati non vengono in chiesa”.
Aree interne da aiutare proprio con sinergia e con la partecipazione della Chiesa. Obiettivo che si è prefissato l'arcivescovo di Benevento, Felice Accrocca che ormai da tempo ha avviato un dialogo con i territori e le istituzioni affinchè si possa arrivare ad una ripresa economica e bloccare anche lo spopolamento di determinate zone. “Il territorio – ha concluso monsignore Mazzafaro - va cambiato insieme. Dobbiamo iniziare una serie di incontri proprio su questo. C'è bisogno di una politica buona. Le istituzioni ci devono essere e insieme si deve cambiare e creare una vita migliore. Basta essere rassegnati ad una vita banale. La vita di tutti può essere migliore, e vi assicuro che la ricetta noi ce l'abbiamo (la parola di Dio ndr). Non dimentichiamo mai che la gioia la possiamo trovare solo facendo felici gli altri. Gesù dice che c'è più gioia nel dare che nel ricevere”.
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