Benevento

“Non per fare quelli che la sanno più lunga, ma alla notizia degli avvisi di garanzia per i 12 pini abbattuti nel 2019, non abbiamo potuto evitare di pensare: l’avevamo detto!”.
Così Luca Coletta e Francesco Di Donato per il Comitato Giù le mani di Pini. “Da molto tempo – proseguono - combattiamo, in direzione ostinata e contraria, una battaglia legale e comunicativa impari contro le manipolazioni dell’amministrazione, il terrore indotto e l’indifferenza di una parte della cittadinanza, per far capire che quegli alberi diventati pericolanti da un giorno all’altro non avevano niente che non andasse, ma solo bisogno di cure e seria manutenzione. Da due anni e mezzo lottiamo con diffide, comunicati, manifestazioni, deposito presso la pubblica autorità di memorie, filmati e immagini per smascherare il Comune, che a marzo 2019 ha compiuto un abuso gravissimo, infliggendo un danno irreparabile alla città, per di più diffondendo notizie allarmistiche false al solo scopo di portare a termine senza intoppi il suo scellerato programma. Perché? Bisognerebbe chiederlo a loro, magari al mandante, a chi dei pini - testuale - “se ne fotte”. Perché ad aver ricevuto l’avviso di garanzia sono il dirigente dell’epoca e l’agrotecnico comunale, in quanto unici firmatari, ma sappiamo bene che l’avviso di garanzia morale spetterebbe ad altri.
A chi invece di compiere il suo dovere e curare il patrimonio verde della città, a cominciare dagli esemplari monumentali come i pini e gli alberi della Villa Comunale, in questi anni ha preferito terrorizzare la plebe - perché è così che ci considerano - sulla pericolosità totale di alberi innocui fino a quel momento. Il tutto senza uno straccio di analisi, fottendosene davvero di chiunque, compresa la Soprintendenza. Perché i pini, oltre a essere monumenti arborei e fornitori di gratuiti e vitali servizi ecosistemici, si trovano, non a caso, anche in zona vincolata dal punto di vista storico e paesaggistico”.
E ancora prosegue: “E con questo sistema rodato avrebbero voluto far fuori anche i restanti 320 pini del Viale e della Pacevecchia. Riguardo questi ultimi, dopo le continue insistenze tra gli altri anche del nostro comitato, alla fine hanno dato incarico a un agronomo esterno di loro fiducia per condurre, senza contraddittorio, analisi tecniche. Analisi che hanno portato alla “condanna” - non definitiva in attesa della perizia del consulente della Procura - di “soli” 24 esemplari dei quali, è bene dirlo, fanno parte anche quelli già decapitati e altri più giovani, piccoli e distrutti dal parassita killer, lasciato tuttora indisturbato a fare il suo lavoro. Comunque, davanti a questa oggettiva débacle politica e amministrativa, ci si sarebbe aspettati un mea culpa, un po’ di autocritica, magari un programma di buona manutenzione e di studio delle tecniche per l’abbassamento delle radici laddove sono sollevate, anziché rimettersi all’agronomo/oracolo dell’impresa edile che si occuperà del rifacimento dei marciapiedi. E invece come reagisce l’amministrazione? Col primo cittadino che, sempre più incupito, insiste ossessivamente sulla pericolosità di questi poveri alberi, arrivando a tirare in ballo, senza avvedersi della comicità e della paradossalità dell’assunto, i tragici eventi di Germania e Belgio e quei cambiamenti climatici, per scongiurare i quali bisognerebbe fare esattamente l’opposto di quanto sostenuto ovvero piantare di più e non abbattere l’esistente. D’altra parte, se ci fosse un pur lontano collegamento, allora, secondo logica, per azzerare i rischi dovremmo radere al suolo tutto! Da par suo, all’assessore al ramo, Giorgione, preme invece esclusivamente sottolineare l’estraneità ai fatti contestati, dato che si tratta di avvenimenti precedenti alla sua gestione (ma per il futuro non si sa mai) ed evidenziare ancora una volta la totale assenza di considerazione per la sua materia ossia - sconvolgente a dirsi - il verde pubblico. “Mi limito a rilevare per dovere di cronaca che i fatti risalgono a un’epoca precedente la mia gestione e che le contestazioni mosse, quand’anche trovassero conferma in fase di eventuale giudizio rappresentano reati contravvenzionali con ammenda minima”. Un tentativo misero di sminuire la questione da parte di chi dovrebbe essere il primo a comprenderne la gravità e a trarne le dovute conseguenze sul piano amministrativo senza attendere il corso del procedimento penale. L’idea che al verde pubblico sia preposto chi ricava sollievo da ciò, ritenendo roba di poco conto e a questo punto fattibile l’abbattimento di decine di alberi monumentali, è semplicemente inquietante”.