Avellino

C’è l’organo a canne, nella chiesa di San Nicola di Bari. Ci sono gli abiti contadini di fine ‘800 e i rudimentali strumenti di una vita quotidiana che non ha mai richiamato al lusso e al divertimento, piuttosto al lavoro e alla vita in simbiosi con gli animali. 

C’è il verde sconfinato dove puoi correre e correre, a perdifiato come nella canzone, senza mai incontrare un’anima viva.

E poi ci sono le storie di uomini, legate a figure reali del brigantaggio, o la magia, i misteri, le leggende che scomodano gli eroi e orrendi mostri a guardia di tesori.

Magari da qualche parte c’è qualcuno, chino davanti un vecchio scrittoio, che sta ultimando il copione e poi spunterà un nuovo albero degli zoccoli. 

Un genio, come quello di Ermanno Olmi, che intrecci vita e sogni facendo di Volturara e della sua piana un capolavoro del terzo millennio: umanità e sogni dell’Alta, piuttosto che della bassa bergamasca.

La natura qui ha creato il suo paradiso e lo ha difeso con montagne superbe: il Terminio, il Cervialto, Costa, Chiarini, Foresta, Valle dei Lupi, Calcara d'Alessio, mettendole a guardia del bene più prezioso di cui una comunità possa disporre: l’acqua. Volturara è la madre di tutte le sorgenti, l’invaso da cui tutto si dipana per raggiungere Serino, Cassano fino a Caposele. 

Anche qui, nel primo decennio ‘900, ha avuto origine il grande saccheggio delle risorse idriche per destinarle alla sete di milioni di persone a Napoli. Come Caposele, che nel 1906 venne tagliata in due per dare le sorgenti all’Acquedotto Pugliese, ai residenti venne lasciato in obbligo l’ambiente lacustre e malsano del Dragone.

Non poteva essere modificato, bonificato, migliorato per non rischiare di cambiare le vene profonde che alimentano acqua della Serra, acqua Nuci, acqua Mieroli, Tufara, acqua di zà Maria a valle, acqua dei Calandroni, acqua delle Logge, acqua degli Uccelli a monte. 

E puntualmente, come per Caposele con l’Acquedotto Pugliese, o Serino con l’Acquedotto napoletano, la principale risorsa viene prelevata in nome di un più alto senso del bene comune, ma lasciando al territorio tutte le conseguenze negative costituite dalle mancate opportunità.

A Volturara c’è addirittura un Regio Decreto a ricordarlo, a imporre per legge il vilipendio: il 639 del 14 settembre 1906. Nel delimitare le zone malariche della provincia di Avellino, per Volturara si stabiliva infetta: “…la Piana del Dragone. Considerando che alla bonifica del Dragone s'oppone all'interesse della Città di Napoli, giacché si ritiene che le sorgenti del Serino, che forniscono di acqua potabile quella città, siano alimentate almeno in parte dalle infiltrazioni del bacino del Dragone… considerando che l'esecuzione di un progetto di radicale bonifica importerebbe una spesa troppo elevata in confronto al vantaggio che ne ricaverebbe la zona relativamente limitata dei terreni soggetti all'inondazione… non si dia luogo a procedere sul bonificamento del Lago Dragone". 

Eccolo segnato il destino di decine di migliaia di metri cubi d’acqua al secondo, che sprofondano in un inghiottitoio creato da un terremoto nel 1400. Per i Sanniti era il Rava, il Raone quando prendeva spazio, per poi diventare il Traone. 

Persino Garibaldi si è dovuto occupare della necessità di bonificare la piana del Dragone, ma anche l’eroe dell’Italia unita alla salute degli irpini ha dovuto preferire l’acqua per Napoli.

Soltanto 60 anni dopo quel regio decreto, grazie all’iniziativa di un medico provinciale, con un decreto dell’allora presidente della Repubblica Saragat, Volturara è tornata terra sana.

Ma la materia prima ha continuato a correre verso la metropoli, lasciando che il bene prelevato in nome del Bene Comune continuasse per anni a venire “commercializzato”, trasformato da Acqua Pubblica a materia prima industriale. Un affare. Per decenni e decenni. Intere generazioni di consigli di amministrazione sono state chiamate a gestire depressioni carsiche, bacini idrografici, portanza, acque di supero, ma se si mettono su una bilancia i compensi percepiti e la vicinanza testimoniata ai partiti  a confronto con gli investimenti fatti, veri e funzionali, per tenere in esercizio le reti idriche, pesano di più i primi. Gli enormi sprechi di acqua sono alla base dei costi che lievitano per la gestione degli approvvigionamenti idrici casa per casa. E, beffa delle beffe, nelle bollette l’inefficienza si pesa proprio dove l’acqua viene prelevata. Pagano le famiglie, mentre gli enti sedicenti gestori pubblici viaggiano con rossi in bilancio da centinaia di milioni di euro: ma la circostanza riguarda soltanto l’Alto Calore, per decenni tronfio di raccomandati e superstipendi: con zero attenzione a reti e dispersione.

Il risultato è che Acquedotto Pugliese e Abc Napoli sono, come aziende, in perfetta salute. Mentre Alto Calore deve scavare pozzi profondissimi (a Volturara ne ha tre di 160 metri) per prelevare acqua, investendo energia elettrica e dovendo pompare al doppio del ritmo, quindi al doppio della spesa, per coprire le perdite del reti.

Oggi è del tutto inutile tentare di capire come, quando e grazie a chi l’etimologia s’è modificata, e il Raone è diventato prima Traone e poi Dragone. Di certo questo inghiottitoio, questa “bocca” carsica è l’antitesi di quello che rischia di rappresentare per l’Irpinia la Pavoncelli bis. Se a Volturara c’è la madre di ogni sorgente, la Pavoncelli bis è il padre di tutti gli inganni: anche qui in nome dell’acqua pubblica e del malinteso superiore bene comune. Un’opera idraulica che ingoierà in un colpo tutto quello che qui si raccoglie. La nemesi della gestione almeno paritaria nel confronto con i territori dove questa materia prima nasce. Finché è chiusa (l’opera mastodontica è ultimata ma è scaduto il commissariamento) c’è speranza. 

Il Tribunale Superiore delle Acque nel 2007 e la Cassazione nel 2008 dichiararono la Pavoncelli bis opera da fermare. Ci pensò l’allora governo Berlusconi, nel 2009, a recintarla come opera di interesse nazionale affidandola ai poteri commissariali. Ora il Ministero delle Infrastrutture dovrà decidere nell’ambito di un accordo di programma cui partecipano non solo l’interessata regione Puglia ma anche la Regione Campania. In passato, riguardo l’Irpinia e centri come Volturara, maledettamente distratta.

Ora vallo a capire cosa riservano altri luoghi palustri e malsani come i corridoi di palazzo Santa Lucia.