Avellino

Troppi lavoratori no vax, le grandi aziende irpine scelgono di non chiedere il green pass. A pochi giorni dalla pubblicazione della FAQ con la quale il Governo ha confermato l’obbligo di certificazione verde COVID-19 anche per l’accesso alle mense sono molte le questioni aperte. Fatta eccezione per la Denso di Pianodardine, gli altri stabilimenti della provincia hanno deciso di consentire l’uso delle mense aziendali senza controllare il possesso del green pass, ma solo attenendosi ai protocolli di sicurezza già definiti con le organizzazioni sindacali nel marzo del 2020. Insomma distanziamento, mascherina e pannelli di plexiglass. Così i dipendenti di Stellantis, Ema, Cms e IIA di Flumeri non sono tenuti a presentare il certificato che attesta l’avvenuta vaccinazione. In molti casi si è preferito ricorrere ai buoni pasto per bypassare il problema.

Anche la Cofren, dopo aver deciso di consentire l’accesso alla mensa solo con il green pass, alla fine ha fatto un passo indietro, mentre le grandi industrie dell’agroalimentare come Ferrero e De Matteis non hanno il servizio di mensa aziendale. “Come Cgil condividiamo la linea di gestione del rischio contagio assunta dalle grandi aziende della provincia – spiega Giuseppe Morsa della Cgil irpina – I livelli di sicurezza sono garantiti in tutti gli stabilimenti. Finora dal Governo non è arrivata una norma chiara e definitiva, pertanto le aziende non interpretano come obbligatorie le indicazioni contenute nelle Faq”. Del resto, fanno notare i sindacati, finora i dati del contagio in fabbrica ci dicono che il rischio è contenuto. Alla Stellantis di Pratola Serra per esempio, su 1800 lavoratori in organico, ci sono due positivi e altri 4 addetti lasciati a casa perché contatti diretti. Il problema semmai adesso è rappresentato dalla quarantena, che secondo le ultime circolari dell’Inps, con sarà più coperta per quest’anno. Gli addetti che si sono assentati nel corso del 2021 per covid potrebbero vedersi richiedere la restituzione di quanto percepito.