La stragrande maggioranza aveva aderito al condono previsto dalla Finanziaria del 2005, accettando in appello di versare, come soluzione finale, il 15% della somma,secondo quanto deciso dalle Sezioni centrali della Corte dei Conti. Altri avevano invece optato per il 'giudizio ordinario' che si è concluso in queste ore. Con l'abbattimento dell'80% dell'importo che dovranno pagare. Tra loro Federico Paolucci, Enrico Pascucci ed Antonio Capuano, alcuni dei consiglieri comunali ai quali, al pari di Gesesa, amministratori e dirigenti del Comune di Benevento, la Corte dei Conti aveva addebitato nel 2011, ripartendolo con diverse proporzioni, un danno erariale di poco meno di 3 milioni di euro (2 milioni e 643 mila euro in favore di Palazzo Mosti e 240mila in favore dell’Amministrazione finanziaria) per il condono dei canoni relativi alle acque reflue e alla depurazione, deliberato nel 2003.
Queste, in particolare, alcune delle cifre stabilite dai giudici contabili in primo grado: 132.178 euro più 12.016 per la Gesesa - nella persona dell’amministratore delegato Paolo Patrizi -; 264.356 più 24.032 per l’assessore alle Finanze Costanzo Di Pietro; 277.574 più 25.234, a testa, per Sergio De Cecio, coordinatore dell’ufficio tributi, e Antonio Orlacchio, segretario comunale; 138.787 più 12.617 ciascuno per Antonietta Mastrocola e Margheria Pignatiello, dell’ufficio Tributi; 92.524 più 8.411 per il city manager Nicola Boccalone. Quanto ai consiglieri comunali, la Corte aveva fissato, graduandoli, importi tra 15mila e 57mila euro. Secondo i giudici, «il danno erariale era derivato a Comune e Stato da una serie di deliberazioni consiliari con le quali è stato autorizzato il condono tributario, in violazione della Legge 289/2002 (articolo 13), che l'ha consentito soltanto per i tributi locali e non per i canoni per le acque reflue e la depurazione, che hanno natura di corrispettivo e non di tributo, relativamente al periodo 2000-2005».
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