Benevento

Gesesa ha annunciato che per riparare un tratto della condotta dell'acquedotto Biferno, di proprietà della Regione Campania, mancherà l'acqua in diverse zone di Benevento dalla sera del 3 agosto alla mattina del 5. Un disagio che si tenterà di tamponare, hanno spiegato i vertici di Ge.Se.Sa, con delle cisterne che daranno acqua non potabile in alcune zone della città. Inoltre ci sarà una task force, che sarà organizzata previo incontro in prefettura tra i vertici di Ge.Se.Sa, l'inquilino del Palazzo del Governo, il sindaco e i vertici della Protezione Civile. Task force in cui saranno analizzate anche eventuali emergenze (anziani in particolare) e le contromisure per affrontarle. Problemi che «possono accadere» hanno commentato da Ge.Se.Sa: si tratta di una riparazione importante su una dorsale e «l'importante è limitare i danni e i disagi per i cittadini». Un'emergenza che si sta trascinando dietro critiche e proteste dei cittadini: in tanti, con segnalazioni o proteste via social, per le interruzioni idriche che si stanno verificando in una delle estati più calde degli ultimi anni.


Di certo c'è un problema, ricordato, en passant, anche nella riunione alla Gesesa: la rete idrica è vetusta, usurata e questo porta sprechi imponenti, perdite di litri e litri d'acqua che da un lato rendono vani i sacrifici della popolazione in periodi particolari come questo, e dall'altro espongono i gestori a critiche e contestazioni. Basta consultare i report che vengono pubblicati annualmente sulle perdite della rete idrica per avere una dimensione del problema. Secondo Legambiente, nel suo rapporto sulla qualità della città, a Benevento c'è una differenza sensibile tra la quantità di acqua immessa nella rete e quella che effettivamente arriva nei rubinetti.

In pratica i cittadini possono utilizzare per usi civili, agricoli e industriali soltanto il 66 per cento dell'acqua che viene immessa nelle tubature. Il resto, il 44 per cento, viene perso. Un dato che colloca il Sannio ai margini della classifica stilata da Legambiente: al 63esimo posto su 80 province prese in esame e per le quali i dati sono disponibili. La più sprecona della Campania, invece è Salerno, dove ben il 60 per cento dell'acqua immessa nella rete idrica si perde e non viene utilizzato da cittadini, agricoltori e imprese. Napoli ha perdite relativamente più basse: viene perso il 36 per cento della portata idrica immessa nella rete. Per Avellino e per Caserta invece i dati di Legambiente non sono disponibili. Reti vecchie, rovinate, che riducono sensibilmente la disponibilità di acqua per i cittadini, con disagi enormi in periodi come quello attuale.

Ma oltre a una rete che presenta numerosi problemi, come ha ricordato anche Alessandro Fallarino nell'articolo pubblicato alcuni giorni fa, dal titolo “Ma che acqua è questa”, c'è anche la grana dei furbetti che incede su quelle percentuali, altissime, di dispersione idrica. Persone che si allacciano abusivamente alla rete e che sottraggono acqua alla collettività, favorendo stati di emergenza come quello attuale. Servono contromisure: tamponare le falle è un primo passo, una rete nuova sarebbe auspicabile, chiudere il rubinetto ai soliti furbetti, invece è assolutamente necessario.

Cristiano Vella