Nel corso di 0825, focus settimanale sull'U.S. Avellino in onda tutte le domeniche alle 21 su 696 TV, è intervenuto in collegamento Skype il tecnico Sandro Pochesci: “I tifosi si riconquistano attraverso i risultati. Contro la Virtus Francavilla l'Avellino ha fatto una buona partita, offerto una buona prestazione e, soprattutto, ha vinto. Un successo importante soprattutto per il morale. Confermare Braglia è stata una scelta difficile. La società ha dovuto fare marcia indietro, ma si sono assunti anche delle responsabilità i calciatori. Per un allenatore sono bei segnali riguardo a quello che è l'unione del gruppo attorno alla propria figura”.
La falsa partenza dell'Avellino: “Non mi aspettavo che l'Avellino, con Braglia in panchina, partisse col piede sbagliato. L'Avellino è stata la sorpresa in negativo tra i tre gironi di Serie C. Non dico che doveva fare il campionato che sta facendo il Bari, ma con il Bari e il Catanzaro è la squadra che ha qualcosa in più rispetto alle altre. Durante l'anno c'è sempre qualche squadra che parte male e poi si riprende, i passi falsi sono sempre dietro l'angolo, ma non me lo aspettavo perché un allenatore che ha la fortuna di ripartire con gli stessi calciatori dell'anno precedente, che ha già un anno di esperienza in un ambiente, alle spalle, ha un grosso vantaggio. Non mi sarei, ad esempio, sorpreso di un avvio con qualche di difficoltà di Mignani a Bari e, invece, il suo impatto è stato eccellente”.
L'iniziativa dei 5 portavoce dello spogliatoio biancoverde ha fatto discutere anche oltre i confini regionali: “La presa di posizione dei calciatori, nel chiedere la conferma di Braglia, è sintomatica rispetto a qualcosa di molto positivo che l'allenatore ha trasmesso ai suoi ragazzi, ma gli allenatori dipendono dalle società. Non è che i calciatori possono decidere il futuro di un allenatore. I calciatori hanno proposto la conferma di Braglia, ma la società ha deciso di tenerlo forse pensando che in caso contrario si sarebbero visti costretti anche a mandar via la maggior parte dei ragazzi che sono a parlare. Il braccio di ferro si sarebbe potuto rivelare troppo rischioso. Tante volte lo spogliatoio decide il destino di un allenatore in negativo, ad Avellino è successo il contrario nonostante fossero già state pubblicate dichiarazioni di Vivarini che parlava, pressoché, da allenatore dell'Avellino. Non voglio nemmeno lontanamente pensare che sia stato Braglia a chiedere ai calciatori di intervenire. Lo escludo. E Braglia crede di certo e non per retorica nei suoi ragazzi perché altrimenti si sarebbe dimesso”.
Nessun dubbio sul calciatore dell'Avellino che avrebbe il piacere di (tornare) ad allenare: “Vorrei avere la possibilità, un giorno, di tornare ad allenare D'Angelo. L'ho avuto a Fondi, lo avrei voluto portare in Serie B a Terni, ma andò a Livorno dove trovò poco spazio. Lo reputavo un calciatore di grande prospettiva e col senno del poi non mi ero sbagliato. D'Angelo è cresciuto in maniera importante con l'Avellino, ma già quando era under, con me, si vedeva che aveva un grande carisma, una personalità importante”.
Bari rullo compressore come la Ternana? Pochesci ha le idee chiare: “Il Bari ha vinto contro una grandissima Turris, tra l'altro senza Antenucci, che per me è l'Ibrhaimovic della Lega Pro. Quando attacca è irresistibile a differenza dell'Avellino attuale, che mi pare più solido in difesa e a centrocampo. Tutti dicono che con le difese più forti si vincono i campionati, io penso che quando hai un attacco forte hai una squadra forte perché anche attaccando di più subisci di meno”.