Benevento

C’è ancora tanto amaro in bocca per il Benevento dopo la sconfitta rimediata contro il Brescia di Inzaghi. Un risultato che ha rallentato la corsa dei giallorossi, i quali erano reduci da ben otto risultati utili consecutivi. Il riscatto potrebbe arrivare già sabato contro il Frosinone sul manto erboso del Vigorito, una gara che vede tra i doppi ex Guido Carboni: tecnico e anche calciatore della Strega nei primi anni Ottanta. L’allenatore toscano ha visto con attenzione il lunch match dell’undicesima giornata, mettendo comunque in risalto quanto di buono ha fatto la compagine guidata da Fabio Caserta: 

“Il Benevento – ha esordito Carboni – ha fatto la sua prestazione. C’è stata questa azione a un minuto dalla fine che l’ha condannato, complice un episodio sfortunato. La gara è stata abbastanza equilibrata tra due squadre destinate a essere protagoniste. La Strega ha avuto la possibilità di passare in vantaggio e ha provato maggiormente a vincere, mentre il Brescia si è limitato ad agire di rimessa. Per fortuna la serie B è un campionato che ti rimette sempre nelle possibilità di rifarti. È una sconfitta che va subito metabolizzata per pensare alla prossima”. 

E alla prossima c’è il Frosinone, in virtù del risultato con il Brescia che partirà sarà al Vigorito? 

“Il calendario ha offerto al Benevento due partite consecutive in casa. La prima è andata, adesso in un modo o nell’altro bisogna cercare di fare risultato. I giallorossi non hanno ancora trovato la propria identità precisa. C’è un tecnico nuovo, sono stati cambiati diversi interpreti e occorre metabolizzare la retrocessione. Sono tutti aspetti che possono incidere nella fase iniziale della stagione. Sarà una gara bella e ricca di emozioni. Si affrontano due piazze molto passionali che spero possano risalire quanto prima in serie A”. 

Della squadra scesa in campo con il Brescia, nove calciatori su undici erano reduci dall’annata in serie A. Gli unici due volti nuovi erano Calò e Viviani che formavano la coppia di centrocampo. L’assenza di una identità ben precisa a cui faceva riferimento è dovuta anche al netto stravolgimento di questo specifico reparto?

“I calciatori non sono robot. Retrocedere come è accaduto al Benevento lascia sempre degli strascichi. La serie A è un campionato a parte. Già il fatto che in tanti hanno accettato questa nuova sfida è senza dubbio un segnale positivo. Bisogna ritrovare quella mentalità che serve per vincere ancora una volta il torneo cadetto, creando quello spirito necessario per primeggiare. Il centrocampo è sicuramente diverso rispetto a quello dello scorso anno. Essendo anche il reparto nevralgico per il gioco funzionale di Caserta credo che si sia già sulla buona strada per crescere sempre di più”. 

Cosa ricorda dell’esperienza sannita? 

“Tante cose belle, ma anche il grande rammarico di non aver terminato la stagione. L’esonero è stato doloroso e anche ingiusto perché nato da una richiesta fatta alla società di completare la rosa con qualche innesto utile per poter ambire ai primi posti. Fu presa come un atto di sfiducia nei confronti della squadra. C’è rammarico, soprattutto perché tra le mie richieste c’era gente come Lucioni o Memushaj che poi hanno vestito la maglia giallorossa negli anni successivi, ciò vuol dire che non ero proprio fuori strada. Acqua passata, fa parte del percorso di un allenatore. Nella stagione precedente trovai una squadra in piena zona play out e arrivammo a pochi punti dal quinto posto. Ricordo con soddisfazione il derby di Avellino, vinto in casa della capolista e in condizioni difficili. Nel Sannio ho tanti amici e ci tengo a sottolineare la mia stima nei confronti della famiglia Vigorito. All'epoca mi è mancato il tramite giusto per comunicare con il presidente”. 

Di Frosinone, invece?

“È un’altra piazza che mi ha dato tanto, anche se il finale è stato simile a quello di Benevento. C’è rammarico quando vieni allontanato quando le cose migliorano. La retrocessione finale ha dimostrato che il problema non era il sottoscritto. Ho lasciato comunque una impronta a livello umano, tanto che il presidente Stirpe mi ha invitato all’inaugurazione del nuovo stadio. C’erano soltanto quattro allenatori. Questa è una mia piccola soddisfazione”.