Benevento

Ottobre 2015: don Nicola De Blasio tuonava contro lo sciacallaggio di chi, approfittando dell'alluvione che aveva appena devastato Benevento, operava rincari record sugli stivali di gomma e altri materiali da utilizzare per pulire il fango che si era abbattuto sulla città. Sei anni dopo quegli stivali tornano in auge: calzati per saltare in pozzanghere, di materiale ben meno nobile rispetto al fango che fu, per osservare divertiti gli schizzi diffondersi qua e là.

Osceno il solito processo social dei più improbabili odiatori seriali, grossisti sempre attivi e appassionati di gogne a buon mercato dal calcio alla politica ad ogni argomento possa restare sciorinabile modello bar, purché si resti nella comfort zone della distanza di un metro dalle proprie terga, di rigore. E dunque l'effluvio di commenti a sentenziare, metter sopra, condire, rimestare, beandosi del ticchettio rassicurante della tastiera, sollevandosi a ogni pressione su “invia”: dalle banalità più stupide, alle atrocità peggiori...fino all'oscenità del“si sapeva”.

Cazzate, naturalmente: se c'è qualcosa da sottolineare nella vicenda che ha coinvolto don Nicola è esattamente il contrario, l'effetto sorpresa, lo schiaffo in pieno viso ricevuto da una comunità intera nell'apprendere la notizia, qualcosa che mai e poi mai ci si sarebbe aspettati, qualcosa cui risulta quasi impossibile credere. Vicenda complessa e delicata assai: da lasciare a chi se ne sta occupando, dove se ne sta occupando e da non lasciar passare sotto la banalità di polpastrelli sempre troppo tonici diversamente dalle idee che disgraziatamente ne coordinano i movimenti, in improvvisati tribunali addirittura più affollati di quelli veri.

Fatti delicati, da lasciare dove stanno, fino alla fine, fino al momento della verità, qualsiasi essa sarà. Anche la peggiore. In tal caso (E SOLO IN TAL CASO) significherebbe aver di fronte qualcuno che ha bisogno di aiuto...ricordando che quel qualcuno un aiuto, in questa città, non l'ha mai lesinato.