La giornata di riposo concessa da Attilio Tesser ai suoi uomini, aiuta a stilare una prima analisi sulle due settimane di ritiro che l’Avellino ha svolto a Sturno. Una semplice disamina di quanto visto finora tra allenamenti e test amichevoli. Il tecnico veneto ha dato alla sua squadra un’impronta di gioco ben precisa. Nel corso della prima conferenza stampa organizzata prima della partenza per il ritiro, Tesser aveva chiaramente affermato che il reparto più importante, su cui lavorare attentamente, era la difesa.
E in questi dodici giorni a "Il Castagneto", il reparto difensivo, quasi completamente rinnovato rispetto alla passata stagione (confermati solo Chiosa e Visconti) ha già assunto una sua fisionomia. Il quartetto formato da Nitriansky, Rea, Ligi e Visconti appare essere quello su cui Tesser si affiderà in futuro. Anche se la vera sorpresa porta il nome ed il cognome di Davide Biraschi.
Il classe ’94 ha dimostrato di poter tenere strette tra le mani le redini della difesa. Il centrale romano fa della velocità, che compensa qualche centimetro in meno rispetto ai compagni, il suo punto di forza. Biraschi, frenato la scorsa stagione da un brutto infortunio alla spalla, si appresta a diventare una piacevole sorpresa del nuovo Avellino. Lo stesso dicasi per Milan Nitriansky. L’esterno ceco sta dimostrando di apprendere velocemente i dettami tattici di Tesser, pur avendo ancora difficoltà nel comprendere in pieno la lingua italiana.
A centrocampo, più che una sorpresa, Davide Gavazzi rappresenta una solida realtà. L’ex sampdoriano, che con Tesser ha in comune l’ultimo anno e mezzo trascorso alla Ternana, è il classico esempio di centrocampista completo. Fa legna in mediana e non disdegna sortite offensive, con guizzi mai banali e frequenti percussioni in area di rigore. Una menzione speciale la merita Francesco Tavano. La qualità e il fiuto del gol dell’ex attaccante dell’Empoli la conoscevano tutti. D’altronde il curriculum parla chiaro.
Ma di Tavano, in questi giorni, abbiamo imparato ad apprezzare anche l’umiltà e la serietà, caratteristiche non sempre riscontrabili in chi ha calcato palcoscenici importanti. E invece il bomber casertano, 201 reti messe a segno in carriera, si è calato nella nuova avventura con lo spirito di un ragazzino alle prime armi. Corre, segna, incita e aiuta i compagni di squadra, dimostrando una buona intesa sia con Marcello Trotta, sia con Luigi Castaldo. La società biancoverde continua a fregarsi le mani, cosciente di aver azzeccato, con molta probabilità, il colpo dell’anno.
Carmine Roca