Avellino

Il prefetto di Avellino, Carlo Sessa, nel mirino. Al centro di un'inattesa bufera mediatica e istituzionale su due temi estremamente sensibili: l'immigrazione e la guida in stato di ebbrezza. Sulla prima è arrivata una secca smentita: non ha mai rilasciato le dichiarazioni che gli sono state attribuite da alcuni organi di informazione. Sulla seconda, il divieto alle forze dell'ordine di ritirare la patente ha chi veniva sorpreso alla guida con un tasso alcolemico tra 0,81 e 1,5 grammi, un netto e immediato dietrofront.

Due temi caldi, sui quali il rappresentante di governo avellinese ha suscitato un vespaio di polemiche.

Partiamo dall'immigrazione, sulla questione – è bene ripeterlo – il prefetto è intervenuto per smentire ogni singola parola. Sessa avrebbe dichiarato : "Quando convoco i tavoli in Prefettura i sindaci che si lamentano e pontificano non si presentano mai. Poi ci sono quelli che mi scrivono lettere infuocate ma non collaborano. Di sicuro, non è modo di collaborare in questa fase emergenziale. La Prefettura con mezzi ordinari sta affrontando una vera e propria emergenza. Per fortuna, ci sono le coop che stanno dando un aiuto proficuo a evitare disagi e proteste da parte degli ospiti stranieri».

Pochi giorni dopo è arrivata la smentita: «La gestione degli immigrati in questa provincia viene condotta in maniera efficiente e rispettosa delle esigenze del territorio, in primo luogo dei sindaci con i quali esiste un proficuo e costante rapporto di collaborazione istituzionale, in conformità delle linee governative promotrici di azioni di  accoglienza e integrazione dei cittadini migranti». Il prefetto non avrebbe mai pronunciato la prima frase. Non abbiamo nessun motivo per non credergli, ma il dubbio che comunque sulla gestione degli immigrati in Irpinia non vi sia una piena sintonia tra il rappresentante di Governo e le amministrazioni locali resta. E la questione migranti rimane uno dei nodi centrali di questa bollente estate irpina.

Sarebbe tutto comunque rientrato, bollato come un “errore” di comunicazione, un travisamento delle sue parole, se qualche giorno dopo lo stesso prefetto, sorprendendo in questo caso l'Italia intera, non avesse emanato una disposizione alle forze dell'ordine della provincia nella quale intimava di «sospendere il ritiro delle patenti di guida in caso di rilevazione dell'ipotesi di reato di guida di veicoli sotto effetto di alcol con tasso compreso fra lo 0,81 e l'1,5 grammi per litro».

Ora, l'intento del prefetto è stato specificato da Sessa nell'incipit della sua ordinanza: la giurisprudenza ormai costante di questa provincia anche in sede di appello annulla le ordinanze di sospensione della patente di guida in violazione dell'articolo 186 del codice della strada (guida in stato di ebbrezza).

E pertanto – questo il ragionamento alla base della decisione del prefetto – al fine di evitare perdenti controversie giudiziarie, si dispone di evitare il ritiro della patente (per tassi alcolemici inferiori a 1,5 grammi per litro).

Il problema è che non si può disporre la “sospensione” anche di una legge dello Stato. Ma soprattutto, la scelta del prefetto – che pure può essere comprensibile da un punto di vista strettamente operativo – coincide temporalmente con una serie di gravissimi incidenti stradali provocati, quasi tutti, da persone che si sono messe alla guida dopo aver decisamente alzato il gomito.

Una decisione dunque inopportuna (perché scavalca una legge dello Stato) e impopolare (perché si chiede invece una maggiore rigidità per evitare altre tragedie della strada). E che ha scatenato – tra l'altro – la dura reazione dei sindacati di polizia, arrivati a chiedere la rimozione del prefetto Sessa.

Immigrazione e sicurezza stradale sono due questioni dove è consigliabile muoversi con grande attenzione. La presunta frase sulle coop («per fortuna che ci sono»), seppur smentita, non ha fatto altro che richiamare alla memoria dei cittadini opache situazioni verificatesi in altre parti della Penisola. Ora, a prescindere che il prefetto dichiara di non aver mai riferito quella frase, è bastato quel presunto riferimento a innescare il vespaio, oltre naturalmente a quella dura presa di posizione nei confronti dei sindaci.

Ma al netto delle polemiche, escludendo ogni questione sul caso migranti (la smentita deve essere presa in evidente considerazione), resta la gaffe istituzionale sulle patenti, che potrebbe aver incrinato i rapporti, fondamentali per un prefetto, con le forze dell'ordine.

Un'estate torrida per la prefettura avellinese.

Luciano Trapanese