Avellino

Hanno sempre contrastato la relazione di Elena e Giovanni, lui sin da subito si è mostrato violento e instabile. Il raconto attento e dettagliato di Liana Ferraiolo, moglie di Aldo Gioia, il 53enne ucciso con 14 coltellate dal fidanzato della figlia, Giovanni Limata. In aula questa mattina, l’escussione della moglie Liana, appunto, della figlia Emilia e del medico legale Carmen Sementa.

E’ stata proprio la dottoressa Sementa a chiarire la dinamica dei colpi inferti da Giovanni. Il pm Vincenzo Russo ha cominciato il suo esame: “Qual è il suo incarico?”  

La Sementa ha risposto: “Venni incaricata per un esame necroscopico, un esame esterno e interno e per analizzare l’arma. Sul cadavere vennero rilevate 14 lesioni riconducibili ad arma da taglio, di cui 13 compatibili col coltello e una lesione compatibile con il massaggio cardiaco. Aldo Gioia - continua Sementa - aveva 4 ferite al braccio e altre 10 tra agli arti superiori e inferiori. Alcune lesioni hanno reciso radio e metacarpo”.

E’ toccato a Liana invece descrivere il difficile rapporto instaurato tra la figlia Elena (presente in aula accanto al suo avvocato Livia Rossi) e l’assassino del marito.

Un rapporto complicato. «Questo ragazzo era ossessionato da Elena - spiega Liana -  perché lei non riusciva a staccarsi da lui. E mi chiedeva aiuto su questo. Anche se mia figlia era cambiata. Abbiamo anche pensato di denunciarlo, perché ci minacciava via messaggi, e poi una volta abbiamo scoperto che aveva dato uno schiaffo a Elena. Anche se lei aveva minimizzato. Più volte abbiamo accompagnato Elena a Cervinara ma abbiano anche scoperto che Giovanni dormiva nel nostro garage.

La cosa che più inquietante - racconta ancora Liana - è che Limata mi ha scritto una lettera dal carcere in cui mi chiedeva  aiuto per fargli incontrare Elena in carcere. Inoltre, mi diceva pure che lui non voleva uccidere né lei né la sorella".

(Ha collaborato Martina Barca)