Un’auto ritrovata a Luogosano, montagne e boschi scandagliati ma dei due fuggitivi ancora nulla. Ci sono pochi elementi a disposizione dei carabinieri di Avellino che indagano sull’evasione avvenuta al carcere di Bellizzi la notte del 10 gennaio. Le squadre speciali del reparto dei Cacciatori carabinieri di Puglia, specializzati in rastrellamenti, appostamenti, pedinamenti, si sono aggiunte ai 100 uomini, tra carabinieri, forestali, agenti di polizia penitenziaria, impegnati nelle ricerche.
La Procura di Avellino, che coordina le indagini, si concentra ora anche sul sistema di sicurezza del penitenziario avellinese. Un elemento da non sottovalutare e che si affianca all’indagine interna aperta dell’amministrazione Penitenziaria.
Il romeno e il marocchino avevano organizzato il piano di fuga da molto tempo, e da tempo che avevano anche praticato il foro nel muro della loro cella. Un foro grande, nel quale si sono infilati e con l’aiuto delle lenzuola si sono calati giù. Sotto torchio anche il compagno di cella. Il quarto detenuto che, pare, non abbia proprio partecipato al piano di fuga ma che ad ogni modo ha assistito a quanto avveniva da qualche giorno. Anche il terzo detenuto, un albanese catturato immediatamente dai carabinieri giunti sul posto dopo l’allarme degli agenti penitenziari, potrebbe fornire dei dettagli sulla fuga degli evasi.
Si scava anche nel passato dei due detenuti, con storie diverse alle spalle. Per il romeno Florin Mocian, 23 anni, il fine pena scade nel 2028, deve rispondere di concorso in omicidio secondo una sentenza del tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Più pesante la pena per il 40 enne marocchino Hassin Kilifi, di Marrakech, che deve rispondere di traffico droga e la cui pena scade nel 2032. Ma era coinvolto anche in una rete internazionale di traffico di droga che la Dda di Bolzano aveva ritenuto in qualche maniera connessa ad attività collaterali a gruppi terroristici internazionali.
Ma il giorno dopo la fuga si riflette sulla sicurezza dei penitenziari. Il Garante Campano delle persone private della libertà, Samuele Ciambriello, ha detto che la sicurezza delle carceri è in bilico. Ma non solo sotto l’aspetto dell’organico ma anche sotto quello sanitario. «Attualmente sono 34 i detenuti affetti da Covid a Bellizzi insieme a decine di agenti. Tutti questo è inammissibile - dichiara Ciambriello- ora tutti fanno finta di stare dalla parte della custodia e della sicurezza e non interviene nessuno. Ci vorrebbero migliaia e migliaia di agenti in Italia, ci vorrebbero più educatori, più assistenti sociali. A proposito di Bellizzi, 20 anni fa, negli anni ’80 quando facevo il volontario insieme a monsignor Riboldi misero dei pali nel campetto sportivo, noi ci informammo con la direttrice, e le riferimmo di aver avuto notizie che potevano servire alla fuga di Pupetta Maresca, bene. Sono passati quarant’anni ma quei pali stanno ancora lì nel campetto di Bellizzi e lì non si gioca a calcio. La politica è disattenta al carcere e lo considera come una discarica sociale. Cosa fa il ministro Cartabia per evitare il sovraffollamento? Che cosa fa la politica per mettere in campo dei provvedimenti svuotacarceri?».