Benevento

L’inchiesta sembra ormai in dirittura d’arrivo. Ad un passo dal momento in cui il sostituto procuratore Miriam Lapalorcia tirerà le somme del lavoro della guardia di finanza, Di quello che dalla fine di marzo i militari del Nucleo di polizia tributaria stanno svolgendo sul servizio di mensa scolastica, affidato lo scorso anno alla Ristorò. Un’indagine che Ottopagine ha seguito, per quanto possibile, nelle sue fasi. Dando conto delle novità via via emerse. L’ultima poco più di un mese fa, con la pubblicazione dei risultati delle analisi dell’Arpac dopo il sequestro nell’area del vecchio stabilimento della Ristorò. Era il 10 aprile, i tecnici dell’Agenzia e i carabinieri del Nas avevano portato via da due vasche alcuni contenitori ed altro materiale - tra cui pasta -, per sottoporli ad accertamenti che hanno escluso la presenza di vermi e parassiti. Un dato che ha integrato il patrimonio conoscitivo degli inquirenti, impegnati da tempo nelle escussioni di numerose persone informate sui fatti. Un lungo elenco di testimoni:  lavoratori (o ex dipendenti) della società, dipendenti comunali (tra loro Gabriele Corona di Altrabenevento, protagonista di una campagna che ha tenuto banco a lungo) e, infine, dirigenti scolastici.

L’abbiamo più volte sottolineato: l’attività investigativa ha nel mirino la qualità e la quantità dei cibi serviti ed il rispetto del capitolato d’appalto tra Comune di Benevento e Ristorò. Senza dimenticare le problematiche che hanno determinato lo stop del servizio di fornitura dei pasti, deciso dall'Asl, per le strutture dei pazienti psichici. Capitolato d’appalto, dunque: argomento di stringente attualità alla luce del nuovo bando di gara di Palazzo Mosti.

Quello su cui ha puntato l’attenzione l’inchiesta riguarda l’intesa tra la Ristorò e il Comune. Tanti i punti che lo compongono: dalla preparazione e dal confezionamento dei cibi secondo precise indicazioni “all'uso di prodotti freschi, ad esclusione dei prodotti ittici che possono essere anche surgelati”. Non consentito “l'uso di prodotti congelati e di precotti surgelati o che abbiano subito altro processo di conservazione a lungo termine”. Un pacchetto di regole, con l’ente chiamato a verificare nel tempo se tutto sia andato per il verso giusto e secondo quanto concordato.

Nessun dubbio per la Ristorò, che ritiene di aver rispettato le ‘linee guida’. L’azienda ha sempre rivendicato la bontà e la tracciabilità degli alimenti serviti ai piccoli, e la completa aderenza a ciò che nel capitolato è previsto. Confortata anche dalle valutazioni espresse da un nutrizionista incaricato da Palazzo Mosti, che ha escluso l’uso di cibi precotti. Sospetti rispediti al mittente anche lo scorso 27 maggio, con le dichiarazioni spontanee rese al Pm da Maria Rosaria Favino, amministratore della Ristorò, una delle quattro persone chiamate in causa, in concorso, per le ipotesi di reato di somministrazione di alimenti nocivi per la salute e frode nelle pubbliche forniture.

Accompagnata dall'avvocato Marcello D'Auria, Favino aveva fornito, anche attraverso la produzione di documenti, una serie di chiarimenti sulla vicenda. Un confronto nel corso del quale era stato affrontato anche il caso della pasta e ceci che la società sostiene di aver preparato e poi gettato via perchè i legumi non erano cotti, e non per la presenza di vermi, come invece evidenziato dalla denuncia di Altrabenevento, cui era seguito un video del Corriere.it. 

Enzo Spiezia