Benevento

La sentenza risale allo scorso 2 luglio, quando il gup del Tribunale di Benevento, Gelsomina Palmieri, aveva assolto un imputato con rito abbreviato e stabilito il non luogo a procedere nei confronti degli altri dodici. Una decisione che la Procura ha impugnato. Lo ha fatto con un ricorso per Cassazione, puntando ad ottenere, in punta di diritto, il riconoscimento delle ragioni che l’avevano indotta a chiedere una condanna e dodici rinvii a giudizio.

E’ la nuova tappa dell’inchiesta del sostituto procuratore Marcella Pizzillo e dei finanzieri del Nucleo di polizia tributaria sull'installazione nel dicembre del 2011, in piazza Castello, del presepe realizzato dal maestro Riccardo Dalisi, non chiamato in causa. 

Abuso d’ufficio e violazioni in materia edilizia, queste le accuse addebitate ad amministratori e dirigenti di Palazzo Mosti, imprenditori. In tutto tredici persone. Un elenco aperto dal sindaco Fausto Pepe, 52 anni, del quale facevano parte il suo vice Raffaele Del Vecchio, 45 anni, e gli assessori in carica quattro anni fa: Luigi Abbate, 56 anni;Marcellino Aversano, 38 anni; Mirna Campone, 55 anni; Rosario Guerra, 49 anni; Cosimo Lepore, 51 anni; Pietro Iadanza, 67 anni; Nicola Danilo De Luca, 56 anni e Luigi Scarinzi, 46 anni. E ancora: Rino Vitelli, 49 anni, Andrea Lanzalone, 47 anni, che all'epoca erano al vertice, rispettivamente, dei Settori cultura e finanze di Palazzo Mosti; infine, Carmine Lombardi, 37 anni, di Benevento, della “Lombardi Costruzioni srl”.

Secondo la Procura, con le delibere del 7 e del 16 dicembre del 2011 la giunta avrebbe procurato all'impresa 'Lombardi Costruzioni un presunto vantaggio patrimoniale commissionando la realizzazione e il montaggio dell'opera scultorea dal titolo 'Il presepe di Dalisi'. A detta degli inquirenti, Palazzo Mosti non avrebbe potuto scegliere solo ed esclusivamente quella ditta in quanto unica per competenze, visto che la stessa per la realizzazione del presepe si sarebbe poi affidata ad un'altra impresa, la 'Michelangelo Costruzioni'.  

Conclusioni che la difesa aveva contestato durante l’udienza preliminare: rito ordinario per dodici, giudizio abbreviato per Lanzalone, che aveva fornito la sua versione dei fatti, respingendo ogni accusa, nel corso dell’esame al quale si era sottoposto. Avevano fatto altrettanto anche Iadanza e De Luca che, al pari di Scarinzi, erano assenti alla riunione di giunta del 7 dicembre 2011: Iadanza perché all’estero, De Luca perché contrario politicamente alla scelta dell’opera, di cui – aveva spiegato in aula – “non condividevo i contenuti”.  Sia Iadanza sia De Luca erano invece presenti – unico assente Lepore – al secondo incontro dell’esecutivo, convocato – avevano precisato – “ad horas  per questioni di pubblica incolumità”. Era infatti accaduto, complice una bufera di vento, che alcune delle figure volanti montate lungo il Corso si fossero staccate, con enorme pericolo per quanti stavano passeggiando lungo la principale arteria della città. Dichiarazioni spontanee, invece, per Abbate.

Il pm Pizzillo aveva proposto la condanna ad 8 mesi per Lanzalone ed il rinvio a giudizio di tutti gli altri. Richiesta non accolta dal gup Palmieri, che aveva deciso l’assoluzione di Lanzalone perché il fatto non sussiste e il non luogo a procedere, perché il fatto non sussiste o non costituisce reato, per gli altri. Partita non chiusa, si va in Cassazione.

Enzo Spiezia