Avellino

Il primo test della nuova fase dell’amministrazione Foti sarà il prossimo consiglio comunale. Una sorta di prova del nove per contarsi e comprendere il livello di gradimento da parte della maggioranza dell’ultimo blitz del primo cittadino, passato dall’annuncio di una verifica compassata ad una rivoluzione improvvisa. La data e l’ordine del giorno dell’appuntamento saranno decisi domani (3 agosto) dalla conferenza dei capigruppo che si riunirà alle 12 a Palazzo di Città. Probabilmente si tratterà di un’assise interlocutoria prima di quella che dovrà essere indetta per approvare il bilancio previsionale. Una seduta richiesta dalle opposizioni affinché il sindaco spieghi al consiglio e alla città i motivi di questo stravolgimento della giunta comunale. Un cambiamento radicale che ha salvato solo due assessori, Costantino Preziosi ed Elena Iaverone, e ha portato all’ingresso nell’esecutivo “ter” di ben sette nuovi membri.

Sul metodo e l’opportunità, dunque, ma soprattutto sugli obiettivi programmatici rinnovati, la minoranza vuole delle risposte nette dal primo cittadino che non potrà sottrarsi ancora a lungo da un chiarimento doveroso. Anche nel rispetto degli elettori che avevano fatto eleggere con il proprio voto tre consiglieri poi nominati assessori e infine cancellati dal disegno della nuova giunta. Parliamo di Stefano La Verde, l’ex vicesindaco, Guido D’Avanzo, delegato al Patrimonio, e Marietta Giordano, costretta a lasciare senza preavviso l’Urbanistica presa in mano solo a novembre. Tutti e tre, come lo scorso anno è successo a Caterina Barra, restano fuori dal consiglio comunale nonostante siano stati eletti dai cittadini avellinesi.

Ma altre risposte l’opposizione le ha richieste al sindaco in merito alle dichiarazioni effettuate di recente proprio da La Verde che ha denunciato un sistema di potere e condizionamento che ha sede proprio a Palazzo di Città. E, in particolare, la presenza di personaggi che potrebbero esercitare pressioni sullo stesso Paolo Foti per interessi privati. Queste e altre accuse potrebbero già di per sé bastare alla Procura di Piazza D’Armi a far aprire una nuova inchiesta sul Comune (dopo quella sulla Dogana, l’Urbanistica, Piazza Castello e i parcheggi). Ma c’è anche chi, come l’ex assessore ed esponente di Forza Italia, Nicola Micera ha chiesto pubblicamente al prefetto di nominare una commissione d’indagine, incaricata dell’attività di accesso e accertamento presso gli uffici comunali.

Per quanto riguarda il bilancio, invece, sembra che le date in ballo siano il 12 o il 20 di questo mese. Ma, vista la situazione così fluida e in piena evoluzione, si potrebbe decidere anche di accelerare, anticipando i tempi. Molto dipenderà dalla sicurezza che il sindaco e i suoi fedelissimi avranno sull’approvazione del documento di programmazione economico-finanziaria. Atto che, ancora una volta, arriva in aula alla fine del secondo quadrimestre contabile, sfiorando scadenze quasi da consuntivo. Un segnale chiaro dell’assenza di una pianificazione che riguarda, trasversalmente, l’operato di tutti i settori. E testimonia la mancanza di una guida solida per l’amministrazione di Piazza del Popolo.

Alessandro Calabrese