Napoli

Quest'anno il 21 Marzo, giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, il corteo nazionale di Libera contro le mafie  si terrà a Napoli. Come studenti e studentesse di questa regione, da sempre decidiamo di non delegare l'antimafia sociale, ma di assumerci la responsabilità di costruire modelli sani di stare insieme e vivere i nostri territori.

"Ci muove la volontà di costruirci un futuro che ogni giorno ci viene rubato, la fame di difendere e conquistare con i denti diritti che riteniamo inalienabili, come il diritto allo studio, uno dei tanti che pur sancito dalla nostra costituzione viene calpestato tutti i giorni alimentando le braccia e le gambe delle camorre. La lotta alle mafie parte dal ruolo della conoscenza, dal valore intrinseco ai saperi e dal loro potenziale trasformativo della società, che si consuma poi nella piena realizzazione della giustizia sociale, della democrazia partecipata per spezzare le relazioni di potere e di clientela che tengono in ostaggio le nostre città.

Abbiamo lanciato una piattaforma politica studentesca - Saperi contro le camorre: scuole e città libere dalle mafie - per denunciare la camorra delle armi e degli ordigni esplosivi, ma anche quella dei palazzi del potere che in sinergia con l'imprenditoria locale e la con la connivenza di parte della politica, ma soprattutto che sia un documento programmatico per tutte le realtà che l’hanno firmata la firmeranno, descrivendo il bello di una regione che conosce anche lotta alle camorre, oltre che il fenomeno delle camorre stesse.

“Come studenti e giovani di questa regione desideriamo riappropriarci dei nostri legami, delle città e dei quartieri che viviamo, delle possibilità di costruirci un futuro libero dall’ideologia della violenza e del potere. Una violenza fisica e diretta, ancora oggi devastante in molti territori; una violenza che diventa paradigma culturale, attraverso l’esercizio di una educazione abusante e opprimente; una violenza che si mimetizza attraverso la corruzione e lo sfruttamento. La camorra, nei nostri territori, amplifica un comportamento già praticato di suo, sfruttando la cultura della paura e della forza, del "mangia o vieni mangiato". Mentre a livello internazionale assistiamo ad un riarmo generalizzato, serve invece porre con forza il tema del disarmo, la lotta e la risposta alla violenza sistemica e culturale non può che essere politica, attraverso la presenza e l’accesso per tutti ai diritti, in scuole e città libere, sicure e creative che siano luoghi di resistenza, di ascolto, di cura e di emancipazione.

La politica deve ripristinare l’applicazione dei diritti costituzionali, la presenza e l’accesso per tutti ai diritti, l’organizzazione di città che crescono in giustizia, la tenuta sui principi di pace, uguaglianza, libertà, accoglienza e dignità della persona. Ogni giorno i nostri territori vengono distrutti dalle mafie e dalle ecomafie e tutte e tutti le cittadine e i cittadini rivendicano il loro diritto di vivere il proprio territorio in maniera attiva, sana e sicura, attraverso associazioni o organizzazioni che se ne occupano.

La responsabilità sta quindi da entrambe le parti, quella del sistema di produzione e quella dello Stato, i cui interessi si sovrappongono e vanno spesso e volentieri a coincidere mettendo a repentaglio la sicurezza e il benessere di lavoratori e cittadini, in una rete di rapporti clientelari e di favoritismi che gronda sangue.

Molto spesso ci troviamo costretti a fuggire dall’alto tasso di tumori, dalla mancanza di opportunità, dal rischio quotidiano di incappare in una stesa girando l’angolo, dalla malasanità. Non è ciò che vogliamo, non è la realtà in cui vogliamo vivere, e abbiamo il desiderio di ribaltarla, di riportare la legalità devoluta al benessere collettivo, di abbattere le disparità sociali e di godere senza distinzioni del servizio pubblico, del diritto alla salute, al futuro, del diritto a restare.

Riteniamo la scuola essere un luogo cardine della lotta alle mafie in quanto spazio immerso nel contesto territoriale e responsabile della formazione delle giovani.

Tuttavia, prima che gli studenti diventino prede della criminalità organizzata e allo stesso tempo untori nella società perbenista che li colpevolizza indiscriminatamente, il sistema scolastico deve riproporsi una riforma che abbatta gli ostacoli che impediscono l'accessibilità al diritto allo studio:

Il mondo in cui ci troviamo assiste da tempo al fallimento del modello democratico, soprattutto di quello partecipativo, a ciò si aggiunge la collusione che pervade la politica parlamentare, dalla Regione fino alle Province e ai Comuni di cui abbondano gli esempi. Autodeterminarsi significa per un popolo prendere in mano le redini del proprio territorio e decidere per la propria vita e il proprio futuro, la ripresa delle strade e dei luoghi delle città deve portare alla naturale creazione di una nuova forma di partecipazione che sia realmente democratica, ossia che consenta l’espressione piena e libera di chiunque desideri prendere parte alla reinvenzione dei territori.”

Accendere i riflettori su un territorio che vede gli spari in pieno giorno, gli ordigni esplosivi piazzati la notte, ma anche le manifestazioni di violenza e privazione di libertà più subdole e nascoste che si consumano nei palazzi del potere, la gestione malsana dello smaltimento dei rifiuti e le barriere al diritto allo studio che non fanno che sottrarre alternative a chi vive in contesti di povertà più esposti al fenomeno mafioso. Napoli è una delle città che ha maggiormente pagato un tributo di sangue innocente negli ultimi anni, persone che hanno perso la vita per mano della violenza camorristica, giovani dei quartieri popolari le cui speranze sono state stroncate da una guerra fatta per il controllo della droga e del racket. 

"Siamo convinti di poter essere noi i protagonisti che raccontano una storia della nostra regione dove è possibile restare, realizzarsi, crescere in serenità, senza quartieri e città intere che vivono nell'ombra e nella paura con lo spettro della violenza. Per questo oggi scendiamo in piazza come studenti per cancellare queste realtà. Non basterà un colpo di cassino, ma serve costanza e soprattutto coesione territoriale, condivisione di intenti e strumenti che ci permettano di praticare l’antimafia all’interno delle nostre scuole e al di fuori di esse, riappropriandoci degli spazi e del futuro che ci spetta."