Due giorni di sciopero alla clinica Malzoni di Viale Italia e alla Diagnostica Medica di via Nazionale Torrette. Li hanno stabiliti i lavoratori delle due strutture sanitarie riuniti ieri pomeriggio in assemblea proprio presso i locali del plesso di Mercogliano. I dipendenti incroceranno le braccia la prossima settimana per un’astensione dal lavoro di 48 ore senza precedenti. Garantendo solo i cosiddetti “turni di emergenza”.
Insomma, dopo tante proteste, segnalazioni e denunce sui ritardi nei pagamenti degli stipendi e la poca chiarezza sul futuro, il personale passa ad azioni più concrete e peraltro spesso minacciate. Lo sciopero è stato deliberato nel corso dell’incontro che si è svolto alla presenza dei segretari del comparto Sanità di Ugl, Cisl e Cgil. Basta con le attese, dunque, e con le promesse. Adesso la vertenza entra in una fase cruciale.
«Sua Eccellenza il prefetto Sessa - spiega Stefano Caruso dell’Ugl Sanità - la scorsa settimana aveva annunciato l’intenzione di convocare un tavolo con l’azienda in tempi brevi per capire il futuro e le prospettive del Gruppo Neuromed-Malzoni e, di conseguenza, dei suoi dipendenti. Ormai, però, i tempi sono diventati troppo lunghi e la controversia troppo complessa e generalizzata. Per cui tutto il personale, a partire dagli strutturati ai lavoratori della Tempor, così come alle collaboratrici che fanno le pulizie, entrerà in sciopero».
E poi aggiunge: «Sono troppe, e soprattutto mai smentite ufficialmente, le voci che si rincorrono su un possibile fallimento del gruppo Neuromed-Malzoni e su una serie di tagli che sarebbero stati già pianificati. I lavoratori sono stanchi di vivere in questa situazione e sono stati loro a darci questo mandato, esprimendo così la loro volontà: “Se deve essere l’azienda a far chiudere le strutture nelle quali lavoriamo da anni, con passione e sacrificio, allora siamo pronti a farle chiudere noi ma con orgoglio e dignità”...».
Infine, un messaggio agli interlocutori: «Almeno retribuiscano i dipendenti per i sacrifici fatti in fase di accreditamento, lavorando tra la polvere del cantiere e le congiuntiviti mai segnalate come cause di servizio. In questa vicenda è venuto a mancare proprio il rispetto per il personale. Adesso, però, è ora di dire basta. Sono i lavoratori che lo chiedono - conclude Caruso - e le organizzazioni sindacali ne prendono atto in piena sintonia».