Avellino

È un legame vero, puro, quello che lega da più di vent’anni i tifosi dell’Avellino e della Casertana. Un gemellaggio solido, coltivato, negli anni, con affetto reciproco. Un binomio indissolubile, che sarà rinsaldato domani, in occasione della gara valevole per il secondo turno eliminatorio di Coppa Italia, con un corteo misto di supporters biancoverdi e rossoblu, che muoverà, dalle 17, in direzione stadio “Partenio-Lombardi”

Insieme, verso la tana dei lupi, che porta il nome dell’indimenticabile ed indimenticato capitano del lupo, che ha fatto la storia di entrambe le società. Ad Avellino, il “rosso di Ponsacco” approdò nel lontano 1975. Fu l’inizio di una carriera gloriosa con la maglia biancoverde: 121 presenze e 13 reti; condusse, da leader, i lupi in Serie A. Una storia d’amore infinita, quella tra Adriano Lombardi e l’Avellino, passata, con il trascorrere degli anni, dal campo alla panchina. Allenò i lupi a più riprese: nella stagioni 1989/1990, 1992/1993 e 1997/1998. A prescindere dai risultati, sempre dedito alla causa, mai una parola fuori posto.

Un solo anno e mezzo gli fu invece sufficiente per lasciare il segno anche a Caserta. Subentrò a Mario Russo nel settembre 1990 e in quell’annata inanellò la bellezza di diciotto risultati utili consecutivi, senza mai perdere per tutta la durata del girone di ritorno. Poi l’addio, prima di una piccola rivincita. Il 27 settembre 1992, la Casertana la sfidò da avversario, in Serie B, battendola a domicilio grazie a un gol di Paradiso, prima di tornare in Terra di Lavoro per una breve parentesi nella stagione 1998-1999. Poi il dramma della SLA, che ha rubato al calcio e al mondo, il 30 novembre 2007, un grande sportivo e un grande uomo. E allora, domani si gioca anche per onorare il suo ricordo. Avellino e Casertana si ritrovano in Irpinia. Nel “suo" stadio: il “Partenio-Lombardi”. Che ribollirà della passione della gente che lo ha amato fin dal primo istante. C’è solo un capitano: Adriano Lombardi.

Marco Festa